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FREE: da fanzine a rivista contenitore. Paolo Cesaretti e la Firenze all’inizio degli anni ottanta.

FREE era una fanzine musicale nata a Firenze durante gli anni ’80.
FREE era una fanzine che sia per la qualità dei contenuti che per la “forma“, la si poteva considerare una rivista propriamente “contenitore“.
A FREE era allegato un vinile originale.
Di FREE, parlando con un amico, lui mi disse: “… la mia fanzine dopo averla letta potevi anche buttarla. FREE no. La conservavi, la rileggevi.” Uno degli ideatori di FREE è stato Paolo Cesaretti, ora architetto e designer e con lui ho avuto la fortuna e il piacere di scambiare qualche domanda sulla rivista, su quello che ci stava dietro e attorno. Ovviamente stiamo trattando della scena musicale indipendente italiana e non degli anni ’80.
Le risposte possono sembrare un po’ lunghe , quasi dei racconti – del resto come in altre interviste di questo blog – ma a noi non importa, a noi piace così.
Domanda: FREE, un nome semplice, diretto e facile da pronunciare, perché?
Risposta: Free!, libero di dire ciò che pensi ma anche gratuito. Si, certo, inizialmente è una fanzine fotocopiata, distribuita gratuitamente. Da qui il nome. Capisco che oggi la free press sia un fenomeno generalmente accreditato, ma nell’81 è ancora una cosa piuttosto bizzarra, dal sapore vagamente militante. Siamo un gruppetto di compagni di scuola che ha desiderio di condivisione. Con grande ingenuità e aspettativa autoproduciamo una fanzine, la distribuiamo in qualche negozio di dischi, la inviamo alle due-tre radio di cui ci piacciono i programmi. Ne escono cinque numeri, non credo che la tiratura abbia mai superato il centinaio di copie a numero.



D: I primi numeri sono una fanzine tipica: fogli battuti a macchina da scrivere, loghi, foto e disegni tagliati e incollati …
R: Un vero atto d’amore adolescenziale per la musica. Non esiste una linea editoriale. Semplicemente l’idea è quella di mettere insieme un giornale che parli di rock. Gli argomenti sono piuttosto vari, le foto ritagliate qua e là oppure scattate da noi ai concerti. Dal terzo numero iniziamo ad entrare nel giro. Il quinto ed ultimo fotografa sul nascere un momento in cui le cose stanno accadendo, la scena fiorentina si sta delineando, c’è molta energia in giro, molti gruppi si formano gli uni all’insaputa degli altri, nascono le prime conflittualità. Distribuiamo la fanzine alle semifinali del Festival Rock nazionale; è tarda primavera, al Casablanca ci ospita la Materiali Sonori che ha lì un piccolo banco. Ricordo ancora le unghie smaltate di rosa di Giampiero Bigazzi mentre mi porge una copia dell’album compilation Matita Emostatica.


D: Poi esce il primo numero di FREE stampato e con un allegato sonoro.
R: Accade in quattro momenti distinti.
1_I giorni a cavallo fra il 1981 e il 1982 me ne vado a Londra e accanto al mio albergo in Hogarth Road c’è questo strano negozio di dischi. Nel seminterrato hanno un intero reparto di dischi quadrifonici. Mi faccio coraggio e una sera entro, mi guardo un po’ in giro, ci sono tre clienti vestiti di nero e i due commessi alt-punk. Non vedo in giro un disco che mi sia vagamente familiare. I tre confabulano in italiano e mi sembrano piuttosto esperti. Domando. Ah, anche voi di Firenze! (…) Si, vado alla Rokkoteca Brighton (…) Noi due suoniamo e lui ha un negozio di dischi (…) Come si chiama il gruppo?
Ho appena conosciuto i Pankow per caso, a Londra nella sede della 4AD.
2_Estate 1982, prendo contatto con Vittore Baroni. Vive a Forte dei Marmi con i genitori. E’ agosto, io vengo dalla spiaggia e sono in pantaloni corti, lui è Vittore Baroni, iconico e austero come lo sarà sempre. La sua camera è tappezzata di dischi sui quattro lati da pavimento a soffitto. E’ una mattinata luminosa. Quattro ore in cui imparo molto. Trax-Trux, Lt. Murnau, mail art, diy, Nocturnal Emissions, Piermario Ciani, Merzbow, RockZero, dischi giapponesi con copertine ed etichette fatte a mano, cassette, montagne di cassette autoprodotte, altri dischi che sembrano esistere solo lì. E poi fotocopie, soprattutto fotocopie, alcune addirittura a colori, collage fotocopiati, informazioni fotocopiate. E’ la prima volta che mi imbatto in un’idea di network artistico: c’è quotidianamente tutto un mondo di s cambi nella cassetta delle lettere di Via Raffaelli 2 a Forte dei Marmi. Con Vittore discutiamo di una fanzine stampata con un disco allegato. L’idea a lui piace, dice che mi aiuterà.
3_Qualche mese prima, alla Rokkoteca Brighton, hanno suonato i Diaframma. Incredibili. Di Ian Curtis non so ancora molto, ma Nicola è magnetico. I fratelli Cicchi sono potenti e compatti. Fiumani punk dentro. La Rokkoteca stipata, odore di fumo e sudore, luci blu e rosse, notturni urbani proiettati sullo sfondo. Un momento assoluto. Ne scrivo su Free!, li intervisto, vado alle loro prove, mi regalano il test pressing del loro primo singolo. Durante l’estate girello in macchina la sera con Fiumani. Parliamo molto, a casa sua, a casa mia. Gli propongo la mia idea della fanzine con il 45 giri split allegato. Al telefono Federico mi dice: va bene, a patto che sull’altro lato ci siano i Pankow o i Neon, nessun altro gruppo. Una visione precisa della collocazione dei Diaframma. In realtà mi spiazza perché avrei voluto inserire sull’altro lato Romy dei Polyactive, che a mio avviso è un gruppo di grande qualità ma sottostimato, ma mi fa anche felice perché per me Pankow e Neon sono irraggiungibili.
4_Infine: una sera d’ottobre dello stesso anno, in una cantina di Via Giusti a Firenze. Sono per la prima volta negli studi Polar SSS, dentro il mondo dei Pankow. Un mondo misterioso, come i loro bellissimi manifesti apparsi in giro in città, fondo bianco, immagine astratta in grigio, alternanza di caratteri cirillici e neoclassici. Scelte formali e di linguaggio lontane anni luce dalla tappezzeria multicolore che troneggia sui muri di una città italiana all’inizio degli anni ottanta.
Spiego a Fasolo la mia idea, la fanzine organizzata a schede, stampa in offset ma con gli impianti fotocopiati su acetato per contenere i costi, la confezione sigillata. Gli mostro una bozza della copertina. FREE – un tutto maiuscolo che renda il nome più grafico e meno banale, senza il frivolo punto esclamativo finale – 8212 – suggestione sistemica da produzione in serie, in realtà solo anno e mese, codifica ispirata alle realizzazioni di Trax.
Il primo numero di FREE nuova serie lo realizzo con Maurizio, che gli imprime un’identità visiva, ne detta le linee guida. I Diaframma e i Pankow registrano due brani inediti. Vinile blu o vinile nero? Nero certo, non stiamo realizzando un gadget. Le etichette del disco sono stampate su di una carta troppo sottile e si rompono in fase di incollaggio. Alla fine le copie consegnate sono 453. Troviamo una sarta che ci confeziona 450 buste di plastica. Di sera alla Polar SSS assembliamo schede e disco nella busta. La sarta poi sigilla il tutto.

D: IDL – Industrie Discografiche Lacerba nasce in contemporanea con il nuovo corso di FREE? L’etichetta poi produrrà molto materiale, indipendentemente da FREE.
R: Il disco in vinile è un oggetto assoluto. Include emozione, informazione, piacere tattile e visivo. E’ suono e superficie, almeno due lati di vinile e due o quattro o più supporti quadrati di carta da utilizzare. Offre ampie possibilità di sperimentazione e variazione sul tema. Produrre un disco significa emozionarsi ogni volta che arrivano gli scatoloni con l’oggetto finito. E’ inevitabile che succeda. C’ è troppa energia in giro per non cercare di fermarla, rappresentarla, diffonderla. Industrie (di nuovo il fascino dell’aspetto seriale e di un certo immaginario urbano) Discografiche (nessun equivoco, facciamo quei bellissimi oggetti) Lacerba (le avanguardie storiche, l’anno zero della rifondazione novecentesca delle arti. Un riferimento caro a tanta parte del post-punk). In fondo il nome, questo nome, è anche un gioco non privo di ironia.
Industrie Discografiche Lacerba nasce come editore di FREE ma si sviluppa come work in progress con una riformulazione costante del tema e degli obiettivi. Inizialmente, oltre a FREE, IDL produce libri, eventi, collezioni di moda pret a porter. In seguito il progetto si evolve più marcatamente verso la produzione discografica continuando a tracciare una strategia che leghi il contesto in cui opera ad un panorama internazionale d’idee. Questo porta alla realizzazione delle produzioni di Minox e Rinf nei rispettivi ambiti d’influenza – Bruxelles con Steven Brown e Gilles Martin per i primi, e Londra con Adrian Sherwood per i secondi – e, al contrario, a far incidere a Steven Brown – americano d’origine ed europeo per scelta – un’album tributo a Luigi Tenco. Con la stessa idea di sovrapposizione topologica disegnata su rotte invisibili Industrie Discografiche Lacerba ottiene per alcune settimane un posto nella TOP20 indipendente inglese con “Night Train” dei Dub Syndicate.

D: Gli aspetti che mi hanno colpito di FREE sono l’alta qualità degli articoli scritti, la forma grafica originale e i temi non sempre legati alla musica. Gli articoli, forse è riduttivo definirli così, sono dei piccoli saggi o analisi critiche sulla musica, sul cinema o addirittura sul fumetto. Tu coordini e scrivi, però ti avvali anche di alcuni giornalisti e musicisti, come Vittore Baroni o Alex Spalck dei Pankow…
R: Il taglio degli articoli vira dalla cronaca alla elaborazione critica nel momento in cui passiamo da un foglio d’informazione e immediata condivisione della scena locale ad un progetto più complesso – che oltretutto richiede un processo produttivo molto più articolato e lungo. Spesso il pezzo scritto diventa meno funzionale e maggiormente espressivo. I due estremi sono probabilmente proprio Baroni e Spalck. Il primo indagatore analitico e completista, l’altro narratore immaginifico.
Il progetto che va delineandosi si deve confrontare con iniziative similari. Punto di riferimento oltre alle edizioni di Trax sono Sordide Sentimental e la seminale cassetta compilation+booklet di Les Disques du Crépuscule From Bruxelles With Love. Quest’ultimo è un oggetto che non sposa l’approccio filosofico “alto” di Sordide Sentimental ma si propone come espressione della ricerca di un’estetica pop. Crépuscule è un progetto colto che utilizza il pop come linguaggio. Questa è la nostra collocazione. Vogliamo fare o almeno partecipare ad una rivoluzione estetica. Cerchiamo un nuovo rigore formale dopo gli anni della libertà espressiva a tutti i costi. Le nostre pubblicazioni parlano di questo senza parlarne esplicitamente ma lasciando spazio alla ricerca grafica e musicale, donando ai testi il ruolo di riflessione e costruzione di uno scenario, utilizzando l’oggetto assemblato come media. Non possiamo e non vogliamo fare informazione piuttosto costruire o contribuire ad una scena, ad un progetto estetico ed emozionale.
La politica non ci interessa: l’estetica politica è profondamente ancorata agli anni settanta. Quegli anni settanta che in Italia sembra non debbano mai finire. Gli anni che dividono i ragazzi in freak e discotecari. E poi abbiamo vissuto la nostra prima adolescenza nel periodo del terrorismo. Ogni attività politica è vista con sospetto e rifiuto.
Ci interessa piuttosto una certa idea di cooperazione, di primordiale network che unisca realtà affini. E questo avviene rapidamente. Insieme o appena dopo FREE nascono altre pubblicazioni che sposano in maniera istintiva un certo tipo di estetica e una visone trasversale dei temi da trattare. Cito a memoria Dancing Silhouettes di Paola Trimboli e Filippo Rizzi e la bellissima e colta Nero di Marco Formaioni. Schede, musica allegata, argomenti non solo musicali diventano il tratto distintivo di The Scream di Massimiliano Busti.

D: Hai citato alcuni “colleghi” fanzinari, in che rapporti sei con loro? Parlami un pò di più del loro lavoro.
R: Di solito è un rapporto che si basa sulle affinità e sullo scambio reciproco. Il fatto che FREE si presenti così diverso da quello che è il panorama corrente dell’editoria indipendente richiama su di noi l’attenzione di chi possiede una sensibilità assimilabile alla nostra. Quotidianamente arrivano per posta notizie di iniziative editoriali sotterranee da altre città italiane ed europee. Con alcuni si instaurano bellissimi e duraturi rapporti epistolari. Penso a Paola Trimboli e a quanta intelligenza c’è nelle sue lettere. Messina è lontanissima eppure, forse proprio per questo, Dancing Silhouttes e i Victrola sembrano vivere di una luce diversa, distanti da tutto, anche da un certo conformismo. Ma mi scrivono ripetutamente anche personaggi bizzarri e deliranti come ad esempio Blu Schizofrenico alias Carlo Antonelli attuale direttore di Rolling Stone. Nascono collaborazioni con Daniele Ciullini per la sua Nouances, con Tribal Cabaret di Alessandra Giombini e VM di Alessandro Limonta, entrambe fanzine dotate di un’identità propria, che puntando sull’allegato sonoro fotografano un momento di evoluzione della scena musicale indipendente nazionale. Infine Marco Pandin, ammirevole per la determinazione e concretezza con cui porta avanti il progetto Rockgarage. Sebbene le nostre ragioni, modalità e obiettivi siano diversi ci teniamo costantemente in contatto scambiandoci informazioni e progettando sinergie. Marco produrrà No Inzro dei Degada Saf che, insieme al primo album dei Plasticost, rimane uno dei dischi più interessanti e meno allineati del periodo.

D: La scelta degli articoli da pubblicare o da suggerire per la pubblicazione come avviene?
R: In questo c’è una grande libertà. Ognuno può parlare di ciò che vuole, rimanendo sicuramente in sintonia con il progetto generale. Tutto accade in maniera piuttosto naturale. E’ un gruppo di persone per cui nutro una grande stima, persone curiose piene di interessi condivisi. Casomai nei quattro numeri di FREE si assiste ad un graduale cambiamento di “umore”, da regesto della cultura gotico/industrial a progetto tematico in netta antitesi con quell’immaginario che ormai è diventato fortemente codificato. Inesorabilmente il numero delle pagine si assottiglia e, quella che a questo punto si fa fatica a definire fanzine, diviene un oggetto composto da una scatola, un booklet, un disco, alcune cartoline.

D: La grafica poi di FREE è bellissima ed originale, pensata poi a contenere un “oggetto”.
R: FREE è nel suo insieme un progetto che opera in un’area che potremmo definire di sovversione del prodotto culturale. Ovvero il prodotto non esiste più come “distrazione” che impone all’individuo le sue logiche, ma è qualcosa da esplorare e con cui interagire. Non è più intrattenimento o arte piuttosto una miscela di entrambe. FREE, elabora un taglio compositivo trasversale, oggetto dalla struttura ipertestuale (scatola / booklet / cartoline / disco) assemblato come un contenitore in equilibrio per risonanza fra immagine e contenuto: testi critici, poesia, mail-art, musica. L’obiettivo è la ricerca di un’apertura nella barriera iconografica di corrente o di controcorrente che sia. FREE e Industrie Discografiche Lacerba sono espressione di un insofferente disinteresse nei confronti del postmoderno di cui disconosciamo il manipolato recupero del canone classico, mentre ci affascinano il movimento moderno e le avanguardie storiche – di nuovo, il nome Lacerba e il logo ispirato ai segni di Cocteau. Tutta o quasi la grafica delle nostre edizioni è improntata a questo concetto. Ricontestualizzando frammenti iconografici e ponendoli a contrastante accompagnamento di testi e musica, otteniamo nell’insieme un effetto a-temporale, con quella sorta di ambiguità e complessità abitualmente associate all’arte. E FREE riassume in se l’idea dell’edizione d’arte riprodotta in serie limitata, ma è anche feticcio/anti-feticcio nel momento in cui per accedere ai suoi contenuti la preziosa confezione deve per forza essere rotta, distruggendone così l’aura.

D: Il tema grafico varia ad ogni numero.
R: Fasolo si occupa dei primi due numeri. Lavora in maniera istintiva, in costante bilico fra estetica industriale e classicismo, influenzato dal Saville dell’epoca. Trovo brillante come riesca ad elaborare soluzioni inedite nell’uso delle immagini. Nel primo numero si impegna a dare coerenza a materiali incoerenti poiché graficamente prodotti da ognuno di noi. Nel secondo numero il suo lavoro è più chiaro e completo. Riesce a progettare il numero per intero o quasi, e il risultato complessivo è a tratti sorprendente. Dopo FREE8303 avviene la rottura con Fasolo e Spalck. I motivi oggi fanno sorridere, ma all’epoca sembrano insormontabili. Il progetto visivo di Industrie Discografiche Lacerba passa a Lapo Belmestieri, che con le proprie intuizioni ne segnerà da lì in avanti l’identità. Identità per cui Industrie Discografiche Lacerba diventa un piccolo caso nel panorama indipendente italiano ed europeo. Lapo ha una sensibilità diversa da Maurizio. Avverte e si appropria del continuo mutare della cultura visiva dell’epoca. Ha molteplici punti di riferimento. Mescola i generi e i linguaggi. Usa tecniche miste.
Inizia così un lungo periodo di lavoro in tandem, io mi occupo di contattare, coordinare, scrivere, Lapo di creare l’immagine. Insieme elaboriamo scelte e strategie.

D: Paolo, allora spiega un po’ quali strumenti usate, tu e Lapo?
R: Lo strumento principale è un’ispirata decontestualizzazione. Ovvero una versione naive del détournement situazionista, tattica ludica centrata sul saccheggio creativo di elementi preesistenti. Utilizziamo immagini recuperate da fonti varie con l’obiettivo di creare, insieme ai testi e alla musica, un originale “contesto emotivo”. Lapo è decisamente talentuoso nell’accostare e/o sovrapporre e/o contrapporre il disegno e la pittura alla fotografia, procedendo parallelamente ad una propria personale ricerca sugli effetti della manipolazione delle font. Le tecniche sono ovviamente analogiche. Macchina da scrivere, nastro magnetico, carta colla e forbici. L’errore e l’imperfezione fanno parte del gioco. E’ puro artigianato.

D: Parliamo un po’ delle interviste , come avvengono? Dopo i concerti o andando a trovare i musicisti? Dai racconta …
R: In realtà l’unico numero che riporta delle interviste è FREE8303, in parte utilizzate come frammenti e citazioni. Il numero esce dopo un breve soggiorno a Londra. Partiamo con un elenco di contatti forniti da Baroni e altri. Visitiamo, intervistandoli, Chris and Cosey, gli SPK e i Nocturnal Emissions. Convinciamo gli Schleimer K a darci un brano per il singolo. Consegniamo una copia di FREE8212 alla segretaria di John Peel, che ci assicura il passaggio radiofonico, e Rough Trade ce ne compra ben cinque copie. D’altronde la fanzine non è tradotta in inglese, lo sarà solo in seguito, e il singolo è uno split di due band italiane sconosciute.

D: E’ anche così che prendi contatto per pubblicare dei brani di musicisti? Che poi sono sempre inediti. Le registrazioni come arrivano? Hai carta bianca?
R: Il mio lavoro di giornalista per Rockerilla e altre testate mi porta a conoscere personalmente tanti gruppi. Però, inaspettatamente, funziona meglio il contatto tramite posta. Infatti i brani promessi da Section25, Durutti Column e Virgin Prunes, concordati di persona dopo un’intervista, si perdono nel mare di lettere e solleciti inviati. Mentre un bellissimo brano come Leaving dei norvegesi Fra Lippo Lippi arriva dopo un breve scambio epistolare. Di lì a poco il gruppo firmerà per la Virgin inglese diventando icona del pop anni ottanta in mezzo mondo.
Sì, il materiale è sempre inedito e solo successivamente viene ripubblicato. L’unico brano che non ha mai visto la luce in una diversa edizione è Whiter dei Pankow. Cerco di abbinare gruppi che siano in sintonia con il tema sottinteso del numero in preparazione. Ma come capirai molto è dovuto anche al caso. Ognuno dei singoli split ha una sua storia, per non parlare dei singoli mai pubblicati per vicissitudini varie.



D: Sono rimasti dei numeri di Free da pubblicare? Se si, perché?
R: Ci sono almeno due numeri che non vedono la luce. Sono solo idee abbozzate. FREE1984 avrebbe dovuto essere più ricco, con allegato un 10” invece del solito singolo. Questo formato di transizione fra il singolo e l’album ci affascina. Abbiamo già Portion Control, Die Form e Rinf. Nel frattempo arriva un brano di Coil The sewage worker’s birthday party che sarebbe stato incluso nel loro album di debutto in una versione leggermente diversa, e un bel brano solo strumentale di Twin Vision, spin-off degli SPK. Per completare il mini- album contiamo su di un brano dei Virgin Prunes che non arriverà mai. Credo che alla fine non ce la siamo sentita di investire su di una edizione ancora più costosa delle precedenti senza avere almeno un nome di forte richiamo. Il tempo scorre e decidiamo di proseguire sulla strada dell’EP singolo, lasciando indietro il brano di Coil che non ci convince e che non è realmente inedito. Geff Rushton non ci perdona questa approssimazione e mi scrive una lettera dai toni incandescenti quando esce FREE1985sect.2. L’altro episodio è un numero che avrebbe dovuto fare il pari con FREE1985sect.2.
Pensiamo ad un numero ispirato all’immaginario infantile. Vini Reilly, dopo una lunga chiacchierata, mi confida con il suo abituale candore che un intero album di Durutti Column per Factory Benelux è rimasto inedito e che potrebbe darmi uno di questi brani. Lapo contatta Virna Lindt. Siamo entrambi conquistati dall’immagine e dal suono della Compact Organization. Un lavoro molto preciso su di una certa estetica pop. Ci riproveremo anche più avanti con Tot Taylor per IDL Pop Classics. Virna Lindt ha all’attivo Shiver un album strano, stiloso e fuori dal tempo. La segretaria della Compact ci risponde che Virna, per modica cifra, ci potrebbe dare la versione alternativa di un brano che verrà pubblicato sul suo prossimo album Play/Record.
Durutti Column+Virna Lindt: non se ne fa di nulla. Un progetto più impegnativo sta dirottando le nostre energie: Lazare dei Minox, il nostro primo vero disco.
Nei sei-sette anni di vita di IDL i progetti rimasti sulla carta sono molti. In quest’ottica IDL è di fatto quasi pura speculazione teorica in quanto è maggiore il numero dei progetti archiviati – a volte ad un passo dalla realizzazione – rispetto a quelli che effettivamente vedono la luce. In una storia di quanto rimane stritolato nei meccanismi della nostra indolenza e dell’inefficienza distributiva ricorderei un’intero album di Minox con Blaine Reininger prodotto da Gilles Martin, un EP di Catherine Deneuve che interpreta canzoni di Gainsbourg, la brillante serie IDL Pop Classics e l’EP Wyndham Lewis degli Ultramarine, edito poi da Les Disques du Crépuscule, poco prima che questi diventino protagonisti della nuova elettronica minimale accompagnando Bjork in una trionfale tournee americana. Infine il canto del cigno di IDL: la già confermata e non avvenuta collaborazione di Minox con Sakamoto.

D: FREE e la parte commerciale: come ti sei organizzato con i distributori e i negozi?
R: La distribuzione è il vero, grande, irrisolvibile problema. Per un paio d’anni è un lavoro porta a porta: copie in conto vendita, annunci sui giornali, una manciata di sottoscrizioni e abbonamenti. Un vero disastro. Poi, come spesso accade, interviene il caso. Nel luglio del 1984 a Firenze si tiene il primo Independent Music Meeting. Un giovane discografico belga di belle speranze è in vacanza in Toscana. Viene a sapere del Meeting. E’ uno dei rari visitatori paganti. Arriva al nostro stand dove, fra abiti esposti e dischi incorniciati, effettivamente non si capisce bene chi siamo e di cosa ci occupiamo. Domanda, si incuriosisce, ascolta la prova di stampa dell’EP allegato a FREE1984setc.1. Vuole acquistare tutta la tiratura di 900 copie. E anche le rimanenti 150 di FREE8303. Io non ci credo. Siamo talmente abituati e non vendere mai più di cinque copie per volta che sentiamo puzzo di fregatura. Stiliamo e firmiamo un contratto seduta stante. Kenny Gates sta fondando PIAS Play It Again Sam che diventerà nel giro di pochi anni il più importante distributore europeo di musica indipendente. Le cose cominciano ad andare meglio. Ora ci possiamo dedicare a progetti più ambiziosi.

D: La stampa ufficiale come vede FREE? Hai contatti con le redazioni o i giornalisti?
R: La stampa generalista ci liquida come un fenomeno di costume. La stampa musicale invece è rappresentata da noi stessi. Vittore è capo redattore di Rockerilla, io e Pandin scriviamo sulla stessa testata. Federico Guglielmi del Mucchio Selvaggio è un instancabile promotore della cultura indipendente e sotterranea quindi parteggia istintivamente per iniziative come la nostra. Buscadero, Fare Musica, Rockstar sono mondi lontani ancorati ad un mercato morto e sepolto. Red Ronnie debutta con il deludente TuttiFrutti, primo episodio del suo incoerente ma duraturo lavoro a favore di un certo eclettismo pop spettacolare. Per la stampa nazionale di settore è decisamente un momento di transizione. Riceviamo maggiori attenzioni dai potenti settimanali musicali inglesi. Dave Henderson di Sounds ci contatta, vuole sapere cosa facciamo, vuole scrivere di noi.



D: C’è un numero a cui sei particolarmente affezionato?
R: Sono affezionato all’idea complessiva di Industrie Discografiche Lacerba. Segnalo a chi ci legge che all’epoca siamo non ancora ventenni. Oggi me ne stupisco. Mi piace pensare che queste produzioni rappresentino il microscopico tassello di un momento zero della nostra cultura giovanile. Mi fa sorridere l’ingenuità che a tratti ne emerge. Ma l’autorevolezza di questo come di altri progetti a così tanti anni di distanza è forse dettata proprio dalla convinzione che anima le nostre azioni di allora.
I quattro numeri di FREE sono uno differente dall’altro. FREE8212 segna la transizione da fanzine a qualcosa di diverso, è l’atto fondativo, ma è ancora un ibrido. FREE8303 ha già un’identità definita, è ben sviluppato e completo da tutti i punti di vista. FREE1984sect.1 è di nuovo un momento di passaggio, verso FREE1985sect.2 che abbandona completamente l’idea di fanzine in favore dell’oggetto contenitore. Questo accade in quattro anni. La tiratura cresce da 450 a 2.400 copie.

D: Perché decidi di smettere?
R: Produrre FREE è un grosso sforzo in termini organizzativi ed economici. Altri progetti sembrano più urgenti e interessanti. Ovvero il desiderio di fare il salto di qualità, da fanzine a etichetta discografica. Kenny Gates di PIAS, nostro distributore europeo, me lo rimprovera: avremmo dovuto continuare.
In realtà è finita anche per un altro motivo. Quel periodo è per noi una prima assoluta, tutto è proiettato verso il futuro, tutto accade velocemente ed instancabilmente, è un vortice elettrico, due anni significano un’immensità di tempo. Nel 1981 la musica è ancora sorprendente, già nel 1986 la fiamma si sta spegnendo.
Mi chiedo spesso che fine abbia fatto tutta quella energia. Mi interrogo sugli adolescenti di oggi, quelli che ho a portata di mano mi offrono una campionatura di buon livello. Oggi i ragazzi attingono al passato, usano repertori di trenta anni fa, uniscono stili, creano un linguaggio di frammenti, decontestualizzano e reinterpretano. Hanno però un atteggiamento passivo verso questa attività. Non innovano e raramente escono dagli schemi. Serenamente rassegnati ad un quotidiano perpetuo, fatto di stimoli senza peso, di desideri immediati e rapidamente deperibili. Forse è davvero questo il NOFUTURE urlato dal punk, ed è arrivato trenta anni dopo, ma ora è stabile e radicato. E mi rendo conto di quanto fosse difficile per noi diffondere e reperire le informazioni, di quanto fosse impegnativo mettere su una rete di contatti, trovare una distribuzione alle cose che facevamo, mentre oggi con internet e i social network tutto questo è veramente facile e possibile. Ma poi capisco che gran parte del fascino di quel periodo è proprio l’alone di mito creato dalla distanza in cui si sviluppavano le diverse scene. E le scene vivevano di questo mito, chi ascoltava un certo tipo di musica era un carbonaro, un diverso, uno strano che frequentava altri strani in luoghi anch’essi strani. E questo era bellissimo, era affermare la propria indipendenza, le proprie scelte che differivano da quelle dei nostri genitori, della massa dei nostri compagni di scuola che ascoltavano Baglioni o l’onda lunga dei cantautori.
Una rivoluzione silenziosa.

IDL – http://www.lacerba.eu/

Setacciando la rete – come dice Paolo – ecco la playlist da Youtube dedicata a Free e all’ IDL – Industrie Discografiche Lacerba:



Un ringraziamento speciale a Marco Pandin.

Per alcuni numeri in formato pdf puoi andare qui:
http://www.sullamaca.it/musica/free-da-fanzine-a-rivista-contenitore/

10 commenti a "FREE: da fanzine a rivista contenitore. Paolo Cesaretti e la Firenze all’inizio degli anni ottanta."

  1. allelimo dice:

    Lavoro enorme, grazie a te e a Paolo Cesaretti per il tempo dedicato a questa bellissima intervista.

  2. "Il disco in vinile è un oggetto assoluto. Include emozione, informazione, piacere tattile e visivo. E’ suono e superficie, almeno due lati di vinile e due o quattro o più supporti quadrati di carta da utilizzare. Offre ampie possibilità di sperimentazione e variazione sul tema. Produrre un disco significa emozionarsi ogni volta che arrivano gli scatoloni con l’oggetto finito. "
    A parte questo riporto "partigiano", una bella intervista di un grande avevntura.

  3. allelimo dice:

    Non è un riporto, è un parrucchino.

  4. Un post molto ben strutturato e interessante.

  5. Maraptica dice:

    E' il Paolo Cesaretti che penso io? Il mio ex prof di Civilità Bizantina? :)

  6. @ Maraptica: non saprei, sono Enrico l'autore dell'intervista proverò a fargli sapere la tua domanda, a presto.

  7. @ Maraptica ho verificato direttamente con il Paolo, è un caso di omonimia

  8. face dice:

    che bei tempi !altro che internet!!!

  9. Ciao face, grazie del tuo commento però grazie alla rete si possono "riportare" storie ed esperienze del passato come FREE e le Industrie Discografiche Lacerba, no?

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