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Kraftwerk - Autobahn (1974)

Leggendo una delle recenti traduzioni in italiano di Lester Bangs, mi sono imbattuto in una sagace intervista a Hutter & Schneider in cui il giornalista da un lato li prendeva sul serio con domande ben poste e perchè no, sensate, mentre nelle sue riflessioni personali li osservava quasi con scherno e diffidenza. Era comprensibile che lo spirito guascone e genuinamente spericolato di Bangs andasse a cozzare senza remore sul muro di rigore e inflessibilità dei teutonici, ma nonostante tutto, grazie anche ad una possibile sobrietà del momento, l'intervista fu appassionata ed interessantissima.
Ora, credo che diversi milioni di persone abbiano sentito il refrain principale di Autobahn, che aprì ai Kraftwerk le porte della popolarità persino oltre oceano. Vuoi frutto della novità che gli ancor giovani sintetizzatori portavano alla musica, vuoi risultato di un azzeccato ed accessibile motivo melodico, vuoi metafora della modernizzazione che gli anni '70 portavano in dote, forse la somma di tutti e tre. Fattosta che la stagione gloriosissima della musica tedesca di quegli anni si meritava un po' di visibilità, vista l'azione innovativa che diversi agitatori stavano diffondendo in rapida successione. Mentre Can, Neu!, Faust, Tangerine Dream, Popol Vuh ed altri rivoluzionavano e creavano avanguardie di diverse fatture, i Kraftwerk cercavano una loro identità, non senza fatica.
Una volta tanto sfato il mio mito personale che generalmente smonta i prodotti più commerciali nella fase di un artista. I dischi precedenti ad Autobahn non erano malvagi, ma risentivano di indecisione e scarsa omogeneità. La title-track, lunga quasi 23 minuti, giunse pertanto come un ancora di salvataggio, specialmente in senso artistico. Una progressione irresistibile di tastiere elettroniche, beat digitale e voci disincantate (non proprio eccelse ma perfette nel contesto) occupa i primi 4 minuti. Seguono poi in successione le diverse fasi della suite: una "naturistica" con chitarrine, violoncello, flautino, un'involuzione meccanica tetra e minacciosa, una mistica corale, una solenne con il celebre motorik sotto (non bisogna dimenticare che qualche anno prima i Neu! avevano fatto parte della formazione!), tutte contrassegnate dal comune denominatore del ritornello che fa capolino, sornione e smaliziato.
L'altra facciata del vinile vive di fasi alterne. Kometenmelodie 1 è una scura divagazione senza meta, mentre la 2 torna alla luminosità di Autobahn con un insistente incastro di tastierine. Mitternacht è la loro ambientazione cavernosa, fatta di scansioni percussive glaciali, tetri organi a canne e geyser intermittenti.
Un cinguettio elettronico (!) segna l'inizio dell'altro vertice del disco, la pastorale ed umanissima Morgenspaziergang. Si esce dalla centrale elettrica, si spengono le luci perchè è l'alba. Prima un flautino, poi un arpa, infine chitarrine e piano intonano un giro rilassante e contemplativo, fino al fading out che lascia sazi e contenti di questo disco multi-atmosferico.
Da allora Hutter & Schneider replicheranno più volte quel successo con altri hits del genere, ma i loro standard si abbasseranno progressivamente. Per cui, ritengo che Autobahn sia il loro miglior disco in quanto media equilibratissima fra scarse velleità avanguardistico/sperimentali e ottime potenzialità compositive / pop.

14 commenti a "Kraftwerk - Autobahn (1974)"

  1. allelimo dice:

    Li ho "conosciuti" con "The robots", e non sono mai riuscito ad andare oltre il pregiudizio derivato da quel (per me pessimo) pezzo.

  2. "...Autobahn sia il loro miglior disco in quanto media equilibratissima fra scarse velleità avanguardistico/sperimentali e ottime potenzialità compositive / pop."
    Ma i Kraftwerk sono stati enormi proprio per questo! Hanno reso l'elettronica d'avanguardia fruibile alle masse. Ovviamente non potevano che abbassarne il livello sperimentale, per farlo. E' un progetto sensazionale senza il quale gran parte della musica oggi sarebbe un pochino diversa. L'influenza che ebbero sulla new wave fu devastante.

  3. Concordo in pieno! Ricordo quando qualche anno fa ascoltai Autobahn (regalatomi da un amico)...le mie orecchie non avevano ancora familiarizzato con niente di 'krauto', e fu un 'ingresso' in quel mondo piacevole e indolore (re: avanguardia/sperimentazione).

    Condivido in modo particolare la sottolineatura delle potenzialità 'pop'. Qualche settimana fa ero in un locale coi miei amici (specifico: non vanno al di là dei Negramaro e del classic rock), hanno messo un live dvd dei Kraftwerk (il concerto era recente). Dopo qualche battutina iniziale sulla 'freddezza' dei musicisti (che personalmente trovo spettacolari nel modo in cui si ergono, immobili, sul palco dietro ai loro laptop e strumenti vari, davanti alle immagini proiettate), sono rimasti rapiti proprio dall'aspetto melodico, tanto da chiedermi se li conoscessi.

    Das Model effettivamente piace un mondo anche a me :)

  4. Senza contare il fatto che influirono molto anche sulla Disco (es. Trans Europe Express che pompava di brutto in discoteca), rendendola più gelida e "assassina".

  5. brazzz dice:

    riguardo das model..singolare che la versione di snakefinger sia centomila volte meglio..a parer mio,ovvio..sinceramente,mai amati tanto..avranno avvicinato tante persone all'elettronica,vero,ma l'hanno anche banalizzata mica poco..e qui c'è la solita questione..meglio allargare la base scendendo a patti,o rimanere di nicchia?non credo che la risposta sia univoca,penso davvero sia questione di "misura"..low e heroes han avvicinato tanta gente all'elettronica,restando signori dischi,in altre occasioni si è assistito a sbragate vergognose..

  6. Webbaticy dice:

    Di The Model ricordo una grande versione dei Big Black. In ogni caso, come fenomeno pop-elettronico penso che abbiano avuto una portanza storica non indifferente. Poi è chiaro che le innovazioni stavano da tutt'altra parte, eh...

  7. E la versione psych-samba del mitico Seu Jorge? ;)

    http://www.youtube.com/watch?v=9Uulp6dWg6M

  8. leolips dice:

    I kraftwerk sono immensi. E se qualcuno storge la bocca per la troppa elettronica dei dischi più commerciali si si consiglia l' ascolto di Tone Float, il loro primo disco, quando la fucina Kraftwerk era solo in embrione. Per me quel disco è davvero un capolavoro.

  9. leolips dice:

    Ehi ehi ...ciao Webb!!!!

  10. Webbaticy dice:

    Uehilà carissimo! Chi non muore si risente, direttamente dal Funhouse Bar :-)
    Tone Float credo di averlo sentito una volta sola (fra l'altro non si chiamavano ancora Kraftwerk) ma non ho alcun ricordo. Dici che merita un ripescaggio, quindi?

  11. leolips dice:

    Per me è stupendo..un vero viaggio!..suonato elettrificando gli strumenti e senza quell' elettronica di cui poi faranno largo consumo. Mi pare che alla batteria in quel disco ci sia il mitico Shulze se non mi sbaglio. GoodTripWebb!

  12. EV dice:

    Gruppo geniale, nel vero senso del termine. Maestosi.
    Dire che hanno fatto tanto per la musica è riduttivo. Senza di loro, molti grandi non ci sarebbero neppure.

  13. UbuRoi65 dice:

    ... Wir fahr'n, fahr'n, fahr'n ... auf der autobahn ...
    che gruppo immenso !!!
    La colonna sonora ideale durante una nevicata in autostrada , da mettere in loop per 22 ore ...

  14. Può essere una buona occasione per andare all'Unwound di Padova:
    VENERDI' 7 GENNAIO
    TRANS EUROPE - KRAFTWERK night
    " ... A loro è dedicata in particolare la serata che ripercorre anni indimenticabili, ricchi di suggestioni, esperimenti ed entusiasmi ma, soprattutto, di MUSICA, new wave, dance innovativa, italo disco, pop elettronico che hanno rappresentato la colonna sonora e sono più che mai punto di riferimento ed influenza per la musica contemporanea"

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