Home » , , » Quarant'anni di musica italiana

Quarant'anni di musica italiana

Sarà perché questo blog si chiama Sunday Morning e non Sabato Mattina che quasi mai si è parlato di musica italiana. Allora lo voglio fare io alla mia maniera, sfogliando l'album dei ricordi e aggiornando un vecchio post nel quale avevo elencato i trenta dischi italiani che ho più amato e ascoltato.
Finito il 2010 inizia un nuovo decennio e sono passati quasi 40 anni da quando ascolto musica. Ci sono esperienze che restano nitide e indelebili nella memoria, momenti di snodo in cui la propria esistenza prende una direzione ben definita. A me capitò giovanissimo quando con il mio motorino, andai al Festival della Gioventù (così si chiamavano allora): il mio primo concerto in assoluto. Quella sera decisi che avrei imparato a suonare. La musica italiana è stata il primo amore, poi abbandonato e infine parzialmente ritrovato. Sono cresciuto suonando De André, Lolli, De Gregori e Guccini e ascoltando gli Area. Poi la ventata new wave scombussolò tutte le coordinate degli anni '70 lasciando ben poco di interessante nel panorama italiano del decennio successivo, a parte le avanguardie solitamente ignorate dai media. Negli anni '90 mi sono riavvicinato gradualmente e ancor di più nel nuovo millennio con l'esplosione della rete che finalmente ha offerto a tutti la possibilità di conoscere e farsi conoscere.
Come criterio ho deciso di inserire non più di tre album dello stesso artista, altrimenti quelli di Faber sarebbero stati molti di più.
Ovviamente si tratta di un elenco che non pretende di essere esaustivo, ma che riflette solo i miei gusti personali, che a parte alcuni punti fermi, sono mutati e si sono evoluti  (qualche volta forse involuti) col passare del tempo.

Non al denaro, non all'amore nè al cielo - Fabrizio De André 1971
Aria - Alan Sorrenti 1972
Banco de Mutuo Soccorso - Omonimo 1972
Storia di un impiegato - Fabrizio De André 1973
Arbeit Macht Frei - Area 1973
Far finta di essere sani - Giorgio Gaber 1973
I buoni e i cattivi - Edoardo Bennato 1974
Anima latina - Lucio Battisti 1974
Rimmel - Francesco De Gregori 1975
Ho visto anche degli zingari felici - Claudio Lolli 1976
Via Paolo Fabbri 43 - Francesco Guccini 1976
Bufalo Bill - Francesco De Gregori 1976
MONOtono - Skiantos 1978
Sick Soundtrack - Gaznevada 1980
The Secrets Lies in Rhythm - Surprize 1982
Siberia - Diaframma 1984
Italyan, Rum Casusu Citki - Elio e le Storie Tese 1992
Daniele Silvestri - Omonimo 1994
Ust - Ustmamo 1996
Eat the phikis - Elio e le Storie Tese 1996
Anime Salve - Fabrizio De André 1996
La morte dei miracoli - Frankie HI-NRG 1997
Tabula Rasa Elettrificata - C.S.I. 1997
Lingo - Almamegretta 1998
Rospo - Quintorigo 1999
Verità supposte - Caparezza 2003
La malavita - Baustelle 2005
Controlli - Africa Unite 2006
Requiem - Verdena 2007
Amen - Baustelle 2008

56 commenti a "Quarant'anni di musica italiana"

  1. Lucien dice:

    Per chi non è ha mai sentito parlare i Surprize erano una band di Bologna, quasi sconosciuta in Italia, che a suo tempo entusiasmò non solo il sottoscritto ma anche i dirigenti della Factory, che produssero il loro terzo e ultimo album.
    Per approfondimenti sulla loro storia e qualche ascolto: myspace.com/thesurprize

  2. commento solo i più recenti, visto che gli altri non li conosco bene e non ho le competenze per parlarne..
    degli ustmamo ho un bel ricordo, molto sognanti, quasi quasi me li recupero che è da veramente un sacco che non li ascolto. che fine avranno fatto?
    c.s.i. (non las vegas) grandiosi con quel disco, erano anche finiti al numero 1 in classifica creando una piccola rivoluzione per la scena italiana
    quell'album di caparezza per un certo periodo è stato anche un mio cult. per i verdena difficile scegliere un solo album, sono legato a tutti fin dal primo. e per i baustelle direi più la malavita

  3. Lucien dice:

    @ Marco:
    Gli Ustmamo si sono sciolti 6-7 anni fa. Mara si è rifatta viva con un nuovo progetto di recupero di canzoni Anarco-sindacali.

  4. allelimo dice:

    Bel post, come dici tu l'elenco non pretende di essere esclusivo, ma mancano un po' troppe cose: tra l'82 ed il '92 è successo qualcosa di più dell'uscita di Siberia dei Diaframma :)
    E' un periodo di cui ho già scritto qui, chi vuole ci può trovare un'integrazione temporale alla lista di Lucien.
    Degli ultimi dieci anni aggiungerei almeno Giardini di Mirò, Juile's Haircut, Yuppie Flu.
    E sempre e comunque, Stefano Giaccone e Franti.

  5. Lucien dice:

    @ Alle:
    E' vero, Juile's Haircut me li sono scordati: "Our Secret Ceremony" l'avevo indicato come miglior disco italiano del 2009.
    Sarebbe il numero 31!

  6. Totonno58 dice:

    C'è un Artista, mio concittadino, rispetto al quale mi sforzo di essere obiettivo (con molte difficoltà...), diciamo che per me ogni suo album può stare in qualsiasi lista ideale..vabbè, ne scelgo uno...BELLA 'MBRIANA, 1982!:)

  7. Molte cose le condivido, però c'è a mio avviso un'assenza pesantissima, almeno un paio di album della Premiata Forneria Marconi.
    Dal mio punto di vista avrei poi da segnalare Sugo di Finardi e il primo di Fortis. Due album difficilmente dimenticabili.
    L'unica cosa che non condivido è Caparezza, un Bergonzoni prestato alla musica la cui esaltazione resta ancora per me un autentico mistero.

  8. per quanto riguarda i 70, gli unici che mi interessino, sono d'accordo con Sugo e il primo di Fortis, dischi imprenscindibili, così come metterei anche Lilly di Venditti, uno di ivan graziani (non tanto per le canzoni ma per come erano prodotti e suonati, degni di stare a livello internazionale). unica eccezione a il dopo 70 la farei per La voce del padrone di battiato

  9. Lucien dice:

    @ Diamond Dog:
    Su Finardi e PFM hai le tue ragioni: sono state due esclusioni sofferte, soprattutto la seconda; per completare la carrellata forse dovevo arrivare a 40.
    Citando Bergonzoni (un grandissimo della parola) mi esalti ancora di più il Capa, la cui formula dopo i primi tempi si è "imbolsita", ma la freschezza delle prime cose a me piaceva, soprattutto certi testi. L'ho messo anche perché è stato uno delle prime passioni musicali di mio figlio e l'ho condivisa con lui.

    @ Paolo:
    In quegli anni ho ascoltato molto anche Venditti, poi mi è venuto talmente a noia che l'ho quasi cancellato. Un altro disco del 1976 (come "Sugo") che mi piaceva è "Elisir" di Vecchioni. Guardate però che dischi sono usciti in quell'anno!

  10. Totonno58 dice:

    E'vero, per pensare a Pinuccio mio non mi ero accorto della PFM!!!...mmmmmm....com'è vero che DE GUSTIBUS NON EST SPUTAZZELLAM!!

  11. Totonno58 dice:

    ....e i Litfiba, il Perigeo, gli Osanna, L.Dalla,Napoli Centrale, Denovo, C.Consoli,Fossati...facciamo che arriviamo a 300 album?

  12. brazzz dice:

    litfiba no grazie..perigeo molto bravi,dalla finchè i testi glieli faceva roversi era notevole,poi un disastro..e gli stormy six???

  13. Totonno58 dice:

    beh, sì...comunque nu poco 'e neapolitan sound ce vo'..vabbuo',ce penz'je!!:)
    http://www.youtube.com/watch?v=Kb4ca5nXqEY

  14. Spino dice:

    secondo me manca anche un disco di Van De Sfroos

  15. d'accordo con il commento di vites. ma aggiungo anche Rino Gaetano

  16. allelimo dice:

    Altra assenza inspiegabile, Topo Gigio.
    Ricordo ancora con le lacrime agli occhi per la commozione i due 7" degli anni '60 "Cosa mi dici mai!/Gigio Twist" e "Strapazzami di coccole/Mamma mia che mal di pancia".

  17. cotechin dice:

    allelimo il solito spocchioso borioso etc etc, rovini sempre tutto, devi sempre mettere il becco e fare il bulletto del quartierino ;)

  18. Totonno58 dice:

    Mmmmm...Lucio Dalla "un disastro" dopo Roversi?!?Mmmmm....io direi che è stato GRANDE almeno fino all'80 incluso...comunque, De gustibus non est come sopra....e nun ce scurdamm', ripeto, gli Osanna, ad es.quelli di Palepoli!:)..me li ricordo quando portavano in giro per Napule i Genesis la mattina del loro concerto del 74...marò, comm'me sto facenn' viecchio!!

  19. Webbaticy dice:

    Ok per Anima Latina con Battisti, ma anche "Don Giovanni" penso vada annoverato come uno dei capolavori di sempre dell'art-pop italiano.

  20. Lucien dice:

    @ Totonno:
    Grandi gli Osanna, avrebbe meritato lo stesso successo di Pfm, Orme e Banco.

  21. Faber: difficile scegliere.
    Il Signor G: idem c.s. però ha travalicato inventando il Teatro Canzone.

    Franco Battiato La Voce Del Padrone

    Paolo Conte: il live Concerti

    E Sergio Endrigo? Ingiustamente scordato da anni ... e aggiungo Luigi Tenco...

    Per il rock recente i La Crus (primi 2 album e non oltre) e gli Afterhours di Germi e Hai paura del buio

  22. Totonno58 dice:

    @Lucien:mi fa piacere che apprezzi così tanto gli Osanna...comunque, aldilà del "campanile",per cui ho citato ripetutamente Artisti napoletani tra i miei preferiti di sempre (Pino,Osanna, Napoli Centrale), credo che vadano considerate fondamentali anche esperienze folk, o world come si dice da una ventina d'anni, che dalle mie parti hanno trovato espressione come NCCP, le prime cose di Eugenio Bennato e Carlo d'Angiò, la Gatta Cenerentola...ed oggi molte cose di Daniele Sepe...e mi fermo qui sennò divento un leghista alla rovescia!!:)

  23. ma ovviamente se volessimo veramente parlare di sola musica italiana moderna, visto che tutti i nomi che abbiamo tutti qua citato devono moltissimo - a volte quasi tutto - a modelli anglo-americani, da cohen a dylan al progressive inglese al punk alla new wave all'hip-hop etc, dovremmo scegliere i migliori dischi di Pooh, claudio baglioni, laura pausini, eros ramazzotti etc etc. senza offesa alcuna p che nel loro genere (moderna musica pop-olare italiana) hanno fatto prodotti egregi - che a me non piacciono perché piace altra musica, quella appunto anglo-americana e per cui - chiudendo qua - rispondo a qualcuno che in un altro post mi chiedeva perché non infilo mai un disco italiano fra i miei preferiti: perché preferisco gli originali.

  24. totonno58 dice:

    Ok, Paolo Vites, perchè no?Io scelgo il Baglioni del periodo "di mezzo", de "La vita è adesso" e "Oltre"...soprattutto live mi colpì moltissimo!:)

  25. a me di baglioni piace moltissimo Solo.

    mah non voglio fare il polemico eh, ne devo imparare ancora da alle :-)

    cmq così velocemente: de andré se gli togli la canzone francese, leonard cohen, certo dylan rimane quasi nulla di originale, poi se gli metti i vari che gli hanno scritto le musiche in seguito (pagani, bubola, fossati) e che a loro volta si ispiravano ad altri modelli, di musicalmente rimane poco. Creuza de ma è però un capolavoro: testi di de andré, musiche di mauro pagani.

    battisti: senza l'R&B e il funk americani di fine 60 primi 70 e il beat inglese dei 60 rimarebbe quel gran genio di musicista 100% italiano che fu e infatti gli darei spazio tra i nomi 100% italiani in verità, ma solo dalla fine dei 70 in poi. grande musica italiana, certo.

    area: senza il free jazz, il progressive e certa elettronica non italiana e altre influenze anglo-americane... boh...

  26. allelimo dice:

    Non capisco.
    Viviamo in una società che da almeno 50 anni è, scusate la banalità, globalizzata.
    Un ragazzo italiano di oggi, ma anche di 20 o 40 anni fa, cresce grosso modo conoscendo le stesse cose (e in particolare musiche) a Milano come a Londra, New York, Trondheim o Ginevra.
    Poi, nella nostra inesauribile provincialità, accettiamo senza battere ciglio che Motorpsycho e Young Gods suonino rock e lo cantino in inglese, ma guai se ci prova un gruppo di italiani, che allora non li capiamo, e perchè non usano la nostra lingua etc.

    Poi certo, dobbiamo metterci d'accordo su cos'è la "musica italiana" di cui stiamo parlando: un "gruppo di rock italiano" non è la stessa cosa di un "gruppo italiano di rock".
    I primi sono trascurabilissimi, i secondi sono "non originali" tanto quanto qualsiasi altro gruppo anglosassone della loro generazione.

  27. allelimo dice:

    A proposito di originalità:
    - Beatles: se gli levi il r'n'r e il r'n'b americano mescolati con lo skiffle inglese e la già classica formazione basso-due chitarre-batteria alla Shadows, cosa rimane?
    - Rolling Stones: se oltre al r'n'r e al r'n'b gli levi pure quel po' di blues elettrico di Chicago, come avrebbero fatto a diventare un gruppo famoso?
    - Bob Dylan: se gli levi la tradizione delle folk e "protest song" di Woody Guthrie e Pete Seeger e il blues di Leadbelly, cosa rimane?
    Ovvero: non conta l'originalità astratta, ma la rielaborazione personale di quello che già esiste, perchè è così che funziona la musica, da sempre.
    Per ogni musica e per ogni musicista si può ricostruire un albero genealogico di influenze e ascendenze, e per i migliori pure di discendenze.
    Se qualcuno riesce a citarmi un musicista/gruppo completamente originale, ben lieto di fare ammenda.

  28. cotechin dice:

    dai allelimo hai una ghiotta occasione per sfanculizzare di nuovo il bruce e per parlare dei vinili e dei flac.

  29. brazzz dice:

    alle hai perfettamente ragione.. e aggiungo.se a zappa togli edgar varese,il r&b, certa musica popolare americana, il jazz ..cosa rimane?.ah già..solo un genio che ha praticamente ruielaborato e ricostruito tutto..

  30. State parlando di americani che hanno preso spunto da forme musicali americane

  31. totonno58 dice:

    Buongiorno!:) che bello avere scoperto questo blog...a me me piace tropp' assaje!:)

  32. la globalizzazione culturale non la ritengo una cosa positiva. quando vedo su un canale satellitare thailandese una ragazza che scimmiotta whitney houston mi viene da vomitare e già whitney houston originale mi fa quell'effetto.

    il rapporto beatles stones etc e america è ovvio, visto che gli stati uniti sono un paese fondamentalmente anglo sassone, almeno fino a 40 anni fa - e nel rock'n'roll come costituzione c'entrano moltissimi elmenti folk anglosassoni -

    se invece vogliamo parlare di testi, be' allora non metterei mai sullo stesso piano le liriche da ragazzino di seconda media di un neil young con il livello altisismo e poetico di un de andré, ma a livello testuale gli anglo americani che sanno scrivere bei testi sono davvero pochi, ma cmq i testi non sono mai stati la mia preoccupazione primaria quando ascolto una canzone.

    infine, e chiudo, non so che musica facciano oggi i marlene kuntz - per dire un gruppo italiano -, ma certo che avrei speso i miei soldi più volentieri per un disco dei sonic youth piuttosto che di una sonic youth italian cover band

  33. Lucien dice:

    Ragionando così non ci restano che Claudio Villa e Domenico Modugno; anzi no, perché anche Mimmo se non ci fosse stata....

    Da che mondo è mondo in tutte in tutte le arti ci si influenza, ci si ispira, si scopiazza, si scimmiotta, ci si adegua, si prende spunto da un'idea migliorandola, ecc.

  34. Modugno un gigante che tutto il mondo ci ha invidiato. fiero di essere italiano grazie a domenico modugno. poi è cominciata la globalizzazione musicale e di modugno non ce ne sono stati più

  35. Lucien dice:

    Sia chiaro che non l'ho citato in negativo, anzi.
    Il focus è nelle due righe successive: è sempre stato così nella musica, nella letteratura, nella scultura, nell'architettura, fin dagli antichi Greci nel mondo "globalizzato" di allora.

  36. scusa ma non sono molto d'accordo sulla globalizzazione che è sempre esistita, ma sbaglierò.

    e cmq ammesso che la globalizzazione musicale sia cosa buona e giusta, io parlo di risultati finali: i dischi globalizzati italiani sono prodotti così validi? per me, semplicemente, no

  37. Lucien dice:

    Ovvio che non è sempre esistita, infatti l'ho scritto tra virgolette intendendola come influenza culturale. L'ellenismo influenzò profondamente la cultura romana; i Romani (gli americani di allora) a loro volta colonizzarono e portarono la loro cultura, influenzando quella di tanti popoli, e così via fino al presente. Venendo a noi, in musica abbiamo subito l'influsso anglosassone, questo è indubbio: poi c'è stata gente di talento che è emersa in Italia con cose proprie e originali, questo non si può non riconoscere. C'è chi le apprezza e chi no, dopo è solo questione personale. A sto punto è sempre valido il discorso di Alle su Bob Dylan, Rolling Stones, ecc.
    e torniamo al punto di partenza.

  38. allelimo dice:

    Allora, un po' di storia della musica (confronta i libri di Franco Fabbri: "Around the Clock", "L'ascolto tabù" e "Il suono in cui viviamo" per le fonti e i riferimenti): quando si parla di rock, è un luogo comune dire che il padre è il blues. Bene, parliamone: il blues è nato tra la seconda metà del 1800 e l'inizo del 1900, in America.

    Ed è nato, come tutte le altre musiche popular (e qui ci devo mettere l'inciso: intendiamo per "popular" musiche che non sono nè "colte" nè di tradizione orale, ovvero la c.d. musica "classica" e la musica popolare nel senso di "del popolo", quella che in America si chiamerebbe folk music) (inciso numero due: "popular music" sono il blues, il jazz, la canzone napoletana, il rebetico greco, il tango argentino, il fado portoghese, l'amman arabo, il flamenco spagnolo, la chanson francese, il kabarett tedesco) in circostanze più o meno identiche.
    Sono tutte musiche con fortissimi caratteri comuni, sviluppatesi più o meno contemporaneamente in luoghi e situazioni straordinariamente simili: bettole dei quartieri portuali delle grandi città "di confine", i cui caratteri comuni "africani" che in realtà sono da leggere più come arabo/orientali o mediterranei, sia per le caratteristiche armonico-melodiche che per le strumentazioni usate.
    E, naturalmente, con influenze derivanti dalle due correnti principali pre-esistenti, cioè la musica colta e la musica di tradizione orale.

    Tutto questo per dire che il blues stesso è certamente nato in America e ha sì delle influenze africane, ma sono una percentuale davvero minima di quello che ne fa parte. Non fosse altro che lo strumento principe del blues rurale è la chitarra acustica, non eccessivamente diffusa nell'africa da cui provenivano gli schiavi neri africani cui l'iconografia del blues fa riferimento.

    Il rock, ancora meno: le componenti europee nella genesi del r'n'r prima e del rock poi sono ancora più percentualmente importanti che nel blues.

    In sintesi: il rock è nato in America, certo. Da qualche parte doveva nascere. Ma la cosa più importante che gli ha dato l'america è stata la lingua dei testi, non la musica.
    Poi l'inglese, per diversi motivi, è diventata la vera lingua mondiale globalizzata, e il rock si canta in inglese, ma come l'opera si canta in italiano, nulla di più.
    Nella storia del rock l'Inghilterra, 1.000 km più a nord di Milano, è stata importante quanto e più dell'America, avendo il vantaggio della lingua in comune e degli scambi commerciali e culturali più stretti dovuti a ragioni storiche che qui non interessano molto.
    Ma quei 1.000 km di distanza, dal punto di vista musicale, non significano nulla.
    Un appassionato di musica italiano conosce gli stessi gruppi di un appassionato di musica inglese o americano, e sicuramente è stato a contatto con molta più musica rock di un americano o inglese medio senza particolare passione per quel tipo di musica.

    La musica è, davvero, un linguaggio universale. L'inglese è solamente la lingua del rock, che può essere fatto con la stessa passione, competenza e credibilità in Italia come in Russia o in Islanda, o in Nuova Zelanda e Australia. Gli ultimi due paesi, certo, hanno il vantaggio dell'accento. E direi nient'altro... :)

    Diverso è il discorso commerciale: in Italia se suoni rock e canti in inglese, di massima non ti caga nessuno. Ma qui la maggior parte della colpa è di "noi" appassionati: l'esempio dei Marlene Kuntz è calzante. Scegliendo di cantare in italiano, si sono autocondannati a essere "i Sonic Youth" che cantano in italiano, rivolgendosi solo al pubblico italiano. E' una scelta, che a me sembra molto più dettata da ragioni commerciali che da ragioni artistiche.

  39. uando si parla di rock, è un luogo comune dire che il padre è il blues.

    è vero, infatti il rock'n'roll nasce dall'incrocio tra blues, gospel, hillbilly music

    il resto del tuo discorso ha abbastanza senso, anche se immagino per motivi di spazio è un po' superficiale, e sono abbastanza d'accordo con te.

    il problema è che la musicha, le musiche,non sono solo una formula sonica, tecnica, un formato, ma sono date principalmente dal contesto culturale e sociale in cui nascono e si formano

    e il contesto culturale e sociale americano è ed era lotano milioni di anni luce da quello italiano: i padri pellegrini sono ad esmepio fondamentali per capire cosa sia la musica rock americana e in italia avevamo il papa, non i padri pellegrini (cioè due visioni religiose diversissime che hanno forgiato in modo diverso gli italiani e gli americani e anche le loro musiche)

    più che fabbri, che è molto bravo, invito a leggere Mystery Train di greil marcus per capire cosa sia la musica rock, un fenomeno 100% americano.

  40. brazzz dice:

    aldilà di dove sia nato il rock..si parlava di globalizzazione..direi che sia un fatto,nè un male nè un bene..un male quando porta a far scomparire le differenze,un bene quando porta a conoscere,ad aprire le menti verso nuovi percorsi,esempio calzante e luminoso bill laswell con zakir hussein e sulthan khan..oltre al fatto che negarla porta,per definizione,a chiusure ben pericolose,a derive scioviniste che tutti vediamo..dopo questo elenco di ovvietà,chiudo dicendo che zappa si formò,anche, con la dodecafonia viennese di inizio 900,che tanto americana non mi pare sia..

  41. mai considerato frank zappa un musicista rock infatti

    e le contaminazioni mi piacciono assai, non le metto nel campo della musica rock però

  42. brazzz dice:

    bè,allora il rock non ha più nulla da dire da 50 anni circa..facciamo 40..oppure dimmi che intendi tu per musica rock..il boss è rock, e bill laswell no? perchè se è così,torniamo alle 2 righe sopra questa..

  43. allelimo dice:

    Il discorso è inevitabilmente un po' superficiale, condensare in un commento un'analisi che nei tre libri citati è tutt'altro che completata non può che comportare una sicuramente eccessiva sintesi.
    Di Greil Marcus ho letto "Tracce di rossetto", Mystery Train no (però rimedio, c'è in bibilioteca), ma non faccio fatica ad ammettere che esiste un rock profondamente americano (Springsteen, Petty, etc.): che, per inciso, è la parte del rock che mi piace di meno.
    Che però quello è: "il rock americano", un genere della musica rock, che è un genere della musica popular.
    E lo stesso rock comprende altri generi che di americano non hanno nulla: il progressive, il punk, il dark/post-punk, etc.

    Il contesto culturale e sociale, le diverse visioni religiose: ci sta tutto, ma credo si rifletta molto più nella parte testuale che in quella musicale in senso stretto.
    Il suono rock non mi sembra assolutamente al 100% americano, anzi: semmai quello che si intende comunemente come suono rock è stato codificato in Inghilterra (Beatles, Who, Rolling Stones) e poi re-importato negli USA. Il suono americano è per me legato ad una capacità tecnica generalmente molto maggiore rispetto ai gruppi inglesi, che però compensano con maggiori doti di creatività: non posso immaginare i Joy Division americani o i Rem inglesi.
    Mentre rock a pieno titolo mi sembra Zappa, pur con tutte le sue contaminazioni laterali verso le altre musiche sia popular che colte: mi sembra abbia sempre scelto consapevolmente di rimanere "all'interno" del rock e del suo mercato di riferimento.
    Le contaminazioni "world", termine che già in sè denuncia l'assurdità della visione americo-centrica della musica, sono do solito sui confini tra diversi generi di musiche popular, rock compreso.

    Ma il rock è assolutamente fatto - per me - di gruppi come Young Gods, Motorpsycho, Deus, Giardini di Mirò, Einsturzende Neubauten (Svizzera, Norvegia, Belgio, Italia, Germania) e mille altri, che non hanno nulla di meno di nessun gruppo americano o inglese.

  44. il rock è certamente morto, il contesto da cui prendeva forma non esiste più da tempo e secondo me ha anche esaurito i moduli espressivi.

    alle, spero che tu possa trovare la versione in inglese di mystery train, la traduzione italiana era pessima buauauaua

  45. allelimo dice:

    Direi che una mezza idea su chi ha curato la traduzione ce l'ho, appena arriva il libro verifico... :)

  46. allelimo dice:

    Paolo, mi ero perso "il rock è morto".
    Secondo Simon Frith (o secondo i suoi traduttori) è successo prima del 1990 ("Il rock è finito").
    Secondo Marylin manson, è successo nel 1999.
    Secondo gli Who, nel 1972.
    Secondo Lenny Kravitz, era il 1995.
    Secondo i Doors, nel 1969.
    Secondo chiunque altro, è successo più o meno quando ha compiuto trenta anni. O quaranta, o cinquanta, etc.

    Ma anche:
    E' morto quando Elvis è partito militare.
    E' morto quando è caduto l'aereo di Buddy Holly.
    E' morto quando i Beatles sono diventati baronetti.
    E' morto quando i Clash hanno firmato con la CBS.
    E' morto quando i Nirvana sono diventati famosi.

    E' morto un miliardo di volte, quando volete voi...
    Però è ancora qui, in barba al contesto e continuando a rinnovare i propri moduli espressivi. E direi che sembra piuttosto vivo e pimpante :)

  47. Totonno58 dice:

    Mah, io preferisco tornare al post e dico che:

    1)Il sig.Lorenzo Jovanotti secondo me merita un posto con uno degli
    ultimi album
    2)Avevo un debole per i messinesi Kunsertu..qualcuno li ricorda?...
    per associazione di idee(e non solo), dico anche gli Agricantus!

  48. chiedo scusa a totonno e tuti quanti, non volevo fare il guastafeste

    la penso così - specie quando sento italiani che cantano in inglese buauaua

  49. Paolo per favore non usurpare titoli....."guastafeste" è già assegnato da mò.
    :-)

  50. Totonno58 dice:

    Figurati, Paolo...io comunque sono convinto che in questi 40 anni in Italia si sia fatta Grande Musica(a tutt'oggi e continua, come si dice nelle amministrazioni...)..ad es.qualcuno ricorda gli album fine '70/inizio 80 di Loredana Bertè, con tutte le perle cucitele addosso da Fossati, Pino (sempre lui!), Avogadro ecc....estraiamo un titolo....Traslocando?

  51. Il rock è morto. Viva il rock :)

    E buon 2011 a tutti!

  52. Totonno58 dice:

    E finita troppo presto questa discussione, mi stavo ARRICREANDO..avevo anche pronto un elenco di artisti che farebbero storcere facilmente il naso ma che, a mio avviso, hanno fatto almeno un grande album pro capite...vabbuò!:)

  53. allelimo dice:

    Uè Totò58, nessuna discussione finisce se qualcuno la tiene viva: rabbrividisco a pensare al tuo elenco, giudicando da quelli che hai già citato, ma pubblicalo e ne discutiamo volentieri :)
    Così come non mi è sembrato meno interessante - ne tentomeno concluso - il secondo filone della discussione sulla "morte del rock".

  54. Totonno58 dice:

    Grazie Allelimo, allora sparo..del resto la responsabilità te la sei assunta tu!:):):

    R.Cocciante La Grande avventura
    G.Grignani La fabbrica di plastica (oh, yes...disco eccezionale!)
    Raf La prova

  55. Francisco dice:

    Vites, sono stato io a criticarti nell'altro post (non riuscivo a connettermi per cui ho lasciato il commento anonimo). Ribadisco, lei è fortemente esterofilo per motivi che non condivido (e mi tocca dare pure ragione ad Allelimo con cui non ho mai avuto convergenze di vedute - nulla di personale!). Il suo è un pregiudizio che non comprendo proprio perché ritengo che l'Italia, come altri paesi, abbia fornito alla storia del rock nuove sintesi creative che nulla hanno da invidiare a quelle nate nella loro terra d'origine (e che non vengono prese in considerazione soltanto per un limite linguistico tanto ostico da comprendere, per loro, quanto interessante, per noi). Penso all'importanza del cantautorato italiano che unito alle sonorità giunte dall'estero ha prodotto realtà artistiche che in altri contesti non avrebbero avuto terreno fertile per crescere.
    Tre nomi per essere più chiaro sulla questione e per fornire il mio contributo alla lista: Vinicio Capossela, Nobraino e Zibba & Almalibre.

  56. allelimo dice:

    Francisco, calma e gesso: potrebbe essere una forma virale leggera, di solito due/tre giorni a stretta dieta Boss/Pink Floyd mettono al sicuro dal pericolo di darmi ragione (!?)
    Coraggio, e i miei migliori auguri per una pronta guarigione :)

Scrivi un commento