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Un milione di album

What.cd, nato nel 2007, ha da poco festeggiato il milionesimo torrent. Stiamo parlando di un tracker per scaricare musica (molti già lo conosceranno) che vanta 5 milioni di utenti, 3500 richieste al secondo e che nel suo archivio ha a disposizione circa 350.000 artisti. Si potrà ancora definire pirateria, ma mi pare che la questione abbia raggiunto una dimensione e una complessità tali per cui i governi e le major invece di escogitare improbabili strategie repressive come quelle introdotte di recente in Francia, avrebbero dovuto cercare di capire fenomeni di tale portata. A tal fine una lettura molto interessante di cui ho già parlato sei mesi fa è Punk capitalismo (come e perché la pirateria crea innovazione) di Matt Mason.
Secondo i responsabili, gli utenti di What.cd non sono pirati occasionali ma fanatici della musica che pensano realmente ad essa come forma d'arte e quindi sono interessati dalla qualità, non a scaricare i top brani del momento. Sempre secondo i responsabili del sito, per questi audiofili non ci sono negozi di download legale che offrono la stessa qualità del materiale presente su What.cd e i prezzi sono proibitivi per costruire una collezione sufficientemente ampia, così confluiscono nel sito formando la spina dorsale della comunità. (jBlogP2P)
La regola che vige in questo tipo di comunità è do ut des: i vampiri succhiatori (leech) hanno vita breve. Sempre ottima inoltre la qualità dei brani. (mp3, flac, AAC).
La fine della musica? Da anni c'è chi lo annuncia solennemente. Io non credo, forse solo la pietra tombale sulla musica a pagamento così come è stata concepita per mezzo secolo.
Il rischio bulimia è in agguato, ma come sempre in tutte le cose è una questione di scelte, di gusti e di senso della misura. Il fatto che io sia goloso e che abbia sempre libero accesso alla migliore pasticceria della città non significa che tutti i giorni debba fare indigestione di dolci (a parte l'inevitabile abbuffata iniziale).
Concludo aggiungendo che un vero amante della musica, qualsiasi fonte download utilizzi nel web, dovrebbe mantenere un minimo di etica, continuando a comprare ciò che lo entusiasma come segno di riconoscenza nei confronti di quegli artisti che rendono migliori le sue giornate grazie alla musica. Confesso che per me è impossibile rinunciare al piacere di scartare ogni tanto un nuovo cd.

Conosco un sacco di artisti che hanno fatto dischi senza le case discografiche, ma non conosco nessuna casa discografica che ha fatto dischi senza gli artisti.
 
DJ Jazzy Jeff

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43 commenti a "Un milione di album"

  1. silvano dice:

    Fatto: Un milione di album pubblicati dalle case discografiche.

    "La fine della musica? Da anni c'è chi lo annuncia solennemente. Io non credo, forse solo la pietra tombale sulla musica a pagamento così come è stata concepita per mezzo secolo."

    Il nuovo modo di produrre musica: un fatto di là da venire nemmeno un'ipotesi realistica all'orizzonte. E non mi si venga a dire dell'autoproduzione o di altre menate del genere.

  2. allelimo dice:

    Io le comunità illegali non le frequento, però devo dire che la citazione finale di DJ Jazzy Jeff è fantastica.
    Il nuovo modo di produrre musica è già qui, da diversi anni, ed è proprio l'autoproduzione e la diffusione via web, gratuitamente o a pagamento.
    MySpace, Bandcamp, Soundcloud sono il passo che mancava per liberare la musica dalla necessità delle case discografiche.
    Basta un computer, una scheda audio e un paio di buoni microfoni per realizzare cose che solo venti anni fa richiedevano investimenti al di là della portata di quasi tutti i "giovani gruppi".

    Tutto questo naturalmente è una diretta conseguenza della "rivoluzione digitale" applicata alle tecniche di registrazione e ai supporti fonografici, ma guai a dirlo, è molto più figo rimpiangere i bei vecchi tempi del vinile.

  3. ma non direi proprio. è piuttosto la rivoluzione di migliaia di cialtroni che non sanno cantare che non sanno accordare la chitarra che non sanno scrivere canzoni a cui nessuno può dirgli che era meglio che andassero in miniera piuttosto che incidere un disco

  4. silvano dice:

    Grande Paolo, hai detto una sacrosanta ed evidentissima verità. Cani e porci stanno inquinando l'etere con una montagna di porcherie che produce una nebbia tra le cui ombre si perdono anche quelli in gamba.

  5. chiariamoci: ci metto anche che oggi nelle case discografiche non ci sono più i clive davis o i john hammond in grado di mettere sotto contratto "ragazzini" come bob dylan, patti smith o bruce springsteen, e che alla guida delle case discografiche ci sono esperti di marketing del profumo

  6. allelimo dice:

    O bella, è perchè nessuno potrebbe dirglielo? A parte il teorema di DD, per cui a nessuno gliene frega niente di quello che dice chiunque altro, direi che non è un problema riconoscere la musica buona da quella cattiva.
    Certo, farlo da soli può essere a volte più scomodo che lasciare che sia qualcun altro a farlo per noi, ma a me , personalmente, sta benissimo così.

    Poi, ci sono i cialtroni e ci sono i buoni musicisti, certo.
    Ma ci sono sempre state entrambe le categorie.

  7. "O bella, è perchè nessuno potrebbe dirglielo? "

    tu dici? eppure ci sono pubblicità su riviste specializzate o recensioni super firmate da esperti del settore che reclamizzano certi dischi come capolavori "dell'indie super indipendent bed room music fatta in casa" e poi quando c'hai speso i soldi dietro scopri che fanno cagare. cambia il modo di produrre la musica ma i meccanismi di promozione sono sempre gli stessi anche per gli artisti indie. esistono infatti gli uffici stampa indie, oggigiorno :-)

  8. allelimo dice:

    Paolo, le riviste specializzate le ho abbandonate da anni. Purtroppo, esattamente come i super esperti del settore, devono sempre fare i conti con la necessità di pagare l'affitto. Necessità legittima e rispettabile, ma che spesso confligge con l'indipendenza di giudizio che si tende ad attribuire al "critico".

    La vera rivoluzione però, scusami, sta proprio nell'uscire dai meccanismi di promozione di cui parli tu.
    Al giorno d'oggi è praticamente impossibile spendere dei soldi per un disco e scoprire dopo che il disco fa cagare: tra streaming, download più o meno legali, YouTube e MySpace/Bandcamp/etc si può ascoltare quasi tutto prima di decidere di spendere dei soldi.
    Sono svariati anni che non compro più dischi "al buio", basandomi magari solo sulla recensione letta su una rivista come facevo trent'anni fa.
    A me, la situazione attuale continua a sembrare un grandissimo passo avanti.

  9. Lucien dice:

    Frequentavo negozi i cui proprietari ti guardavano malissimo se chiedevi di pre-ascoltare più di un disco.
    Con i dischi al buio in passato mi sono preso certe fregate che mi pare una gran conquista il poter ascoltare qualcosa in anteprima 8più o meno legalmente) per poi decidere. L'etere era abbastanza inquinato anche prima, solo che ora (non solo per la musica) con la rete è tutto più amplificato e complicato. Verissimo ciò che dice Paolo riguardo il mondo indie. Col tempo e l'esperienza dovremmo aver imparato a distinguere e a selezionare, anche se non è facile, vista la marea di materiali che ci piove addosso. Certo non è il massimo della soddisfazione per un appassionato,però indietro è impossibile tornare.

  10. Io trovo ora molto comodo ascoltare qualche canzone dai portali video/musicali così posso farmi un'idea del disco, perché non mi fido più della stampa specializzata o di certi magazine on-line.

    Trovo molto comodo poter reperire ed ascoltare dischi che sarebbe impossibile cercare, mi riferisco ad esempio a gruppi degli anni'80 italiani che grazie al lavoro di alcuni blogger (ripping dal supporto) gli hanno messi a disposizione.

    Personalmente preferisco ascoltare musica, meglio se dal mio impianto stereo, ma ascoltare musica.

  11. brazzz dice:

    trovo che tutto sommato sia più semplice difendersi adesso dalla "vcattiva musica".che c'è sempre stata,anche in passato..solo che ricordiamo solo quella che ci piaceva..scarichi,ascolti,se ti piace compri,altrimenti getti..nel passato non potevi farlo,e di pacchi se ne son presi, oh se se ne son presi..riguardo ai critici..bè,alla terza recensione del tal critico he spacccia x buona una vaccata,lo depenni,dove sta il problema?..e comunque,io ho alcuni critici che leggo più volentieri di altri,ma non delego certo a loro..

  12. Io sono notoriamente un "reazionario" e non credo che dai milioni di CD possano arrivare cose positive.
    Per il semplice e banalissimo motivo che nessuno avrà mai il tempo di ascoltare e alla fine la casualità la farà da padrone.
    Cosa sostituire alla "casualità"?
    La frequentazione di siti, blog, community eccetera alla ricerca del consiglio giusto, della soffiata, dell'info da carbonari come quelli che giocano ai cavalli e hanno ricevuto una dritta.
    Tutto molto bello ma anche molto naif.
    Preferivo avere a che fare con dei discografici bravi ed evoluti (leggi: si possono fare dei soldi anche con la roba non mainstream).
    Ma non ci sono neanche questi, ahimè. Anzi i discografici si sono fatti sorprendere da incapaci dal cambiamento.
    Non resta che fidarsi dei consigli di allelimo, temo.

  13. silvano dice:

    Anch'io grazie alle nuove tecnologie, raramente ormsi compro a scatola chiusa...ma come dire?! Questo non c'entra molto con il post di Lucien. C'è futuro secondo voi nella musica senza più un'industria, senza talent scout di valore (gli esperti marketing del profumo al massimo possono vendere Valerio Scanu et similia), senza produzione e distribuzione di nuove band, lasciando tutto alla rete e all'arte di arrangiarsi, prodursi e distribuirsi da sè?
    Questa mi sembra la domanda vera. Che poi faccia comodo, come abbiamo detto tutti, di avere la possibilità di ascoltare prima di comprare mi sembra un'ovvietà su cui siamo d'accordo

  14. coccodimamma dice:

    "Non resta che fidarsi dei consigli di allelimo, temo."

    piuttosto vado a st. mautitz con d'alema, meglio l'originale che una copia sbiadita

  15. Lucien dice:

    "C'è futuro secondo voi nella musica senza più un'industria, senza talent scout..".
    Difficile rispondere: fare previsioni in questi campi è quasi impossibile. La musica non cesserà mai, poi come se ne fruirà fra 20 anni, chi lo sa.
    Però chiedo (sul serio perché non ne sono sicuro) un gruppo come The National non si sono affermati (non più giovanissimi) grazie alla rete, alle esibizioni live e al passa parola?

  16. allelimo dice:

    silvano, scusami, ma dov'erano tutti questi grandi talent scout di valore negli anni '60 e '70?
    A fare contratti e promuovere grandi artisti come Claudio Villa, Tony Santagata e Toto Cutugno? Non è che Valerio Scanu tocca solo a noi, ogni epoca ha il suo (e anche ogni paese, aggiungerei: non è che in Usa e Gb stessero e stiano molto meglio di noi)

    Non so se c'è un futuro nella musica senza industria (ma direi di sì), senz'altro c'è già un presente che mi sembra molto meglio di pochi anni fa.
    Con, ad esempio, Bandcamp si possono distribuire canzoni in qualità cd gratis o a pagamento (anche lasciando l'importo libero), solo con un computer. Se non è una rivoluzione positiva questa, non so davvero cosa lo possa essere.

  17. Webbaticy dice:

    L'industria musicale ha sempre prodotto più danni che utilità all'arte in sè. Il perenne mirino al profitto e alle mode da parte delle major nonchè la mancanza di scrupoli ha affossato miriadi di artisti costretti a prostituirsi o a disintegrarsi, dopo essere stati illusi di poter avere libertà espressiva, illusi di avere veicoli mediatici in grado di diffondere seriamente la propria produzione. Questa è la rivoluzione che l'industria si merita.
    E poi, mi si permetta; la musica avrà sempre un futuro finchè si suona dal vivo.
    Quello è il segreto della sua immortalità.

  18. Lucien dice:

    @ Webbatici:
    Sottoscrivo: la musica live dà emozioni uniche ed irripetibili.

  19. Francisco dice:

    "L'industria musicale ha sempre prodotto più danni che utilità all'arte in sè".
    Molto è dipeso anche dagli stessi artisti che non hanno imposto le loro condizioni. O ci hanno provato, senza risultati.
    Però scaricare tutta la responsabilità alle major mi pare assurdo. Insomma, è anche e soprattutto grazie a loro se molti artisti sono venuti fuori dall'underground e sono così giunti alle nostre orecchie. Hanno spesso puntato al tornaconto economico, ma almeno (nel migliore dei casi) hanno fatto da filtro tra qualità e quantità. Sono comunque parametri oggettivi, ma è innegabile che fino a trent'anni fa realizzavi un disco se davvero avevi le capacità di farlo.
    Ora, senza questo, abbiamo qualche boy band in più.

  20. Webbaticy dice:

    Ma secondo te, ha più forza contrattuale e di pressione il management di un gruppo che viene dall'underground o quello di una major multinazionale? Ok che magari molta gente si è affiliata alle major magari per voglia di denaro, ma coloro che meritavano veramente un esposizione importante sono riusciti ad imporsi anche restando su indie, oppure grazie alle alte vendite si sono garantiti libertà di azione riuscendo a "cavalcare" la tigre feroce ed assetata.
    Per quanto riguarda il discorso dell'abbondanza, io la preferisco di gran lunga. Chi non vale l'ascolto, o le boy band come le chiami tu, viene scartato automaticamente da chi è in grado di farsi una selezione/idea di cosa preferisce. Trent'anni fa, chi merita adesso di avere attenzione, non era detto riuscisse a tagliare il traguardo del tanto sospirato disco.

  21. allelimo dice:

    Classifica dei 5 dischi più venduti in Italia
    (fonte: Pagine 70)

    1970
    La Lontananza - Domenico Modugno
    Insieme - Mina
    Venus - Shocking Blue
    La Prima cosa bella - Nicola Di Bari
    In the summertime - Mungo Jerry

    1971
    Pensieri e parole - Lucio Battisti
    Tanta voglia di lei - Pooh
    Amor mio - Mina
    My sweet lord - George Harrison
    Love story - Francis Lai

    1972
    Il Padrino - Santo and Johnny
    Grande grande grande - Mina
    Imagine - John Lennon
    I Giardini di marzo - Lucio Battisti
    Viaggio di un poeta - I Dik Dik

    1973
    Crocodile rock - Elton John
    Pazza idea - Patty Pravo
    Il Mio canto libero - Lucio Battisti
    Questo piccolo grande amore - Claudio Baglioni
    Vincent - Don McLean

    1974
    E tu - Claudio Baglioni
    E poi - Mina
    A Blue shadow - Berto Pisano
    Anima mia - Cugini di Campagna
    Soleado - Daniel Sentacruz Ensemble

    1975
    Sabato pomeriggio - Claudio Baglioni
    L'Importante è finire - Mina
    Piange il telefono - Domenico Modugno & Francesca Guadagno
    Profondo rosso - Goblin
    Tornerò - Santo California

    1976
    Ancora tu - Lucio Battisti
    Non si può morire dentro - Gianni Bella
    La Tartaruga - Bruno Lauzi
    Margherita - Riccardo Cocciante
    Ramaya - Afric Simone

    1977
    Amarsi un po' - Lucio Battisti
    Ti amo - Umberto Tozzi
    Solo tu - Matia Bazar
    Honky tonk train blues - Keith Emerson
    I feel love - Donna Summer

    1978
    Stayin' alive - The Bee Gees
    Una Donna per amico - Lucio Battisti
    Sotto il segno dei pesci - Antonello Venditti
    Tu - Umberto Tozzi
    Wuthering heights - Kate Bush

    1979
    Tu sei l'unica donna per me - Alan Sorrenti
    Se tornassi - Julio Iglesias
    Soli - Adriano Celentano
    Tragedy - The Bee Gees
    Pensami - Julio Iglesias

  22. Francisco dice:

    Nono so. Sono davvero pochi coloro che pur restando in ambito underground hanno comunque raggiunto un determinato status, diciamo, da major (grandi platee, ottime vendite, buoni responsi da pubblico e critica etc. - solo per dare qualche parametro che ne indichi la massima riuscita). Si, oggi il processo è cambiato, c'è più autonomia per la band e questo è un gran bene, così come lo è la quantità che poi, come hai detto, ognuno smista come vuole. Però è innegabile che le case discografiche (laddove valorizzavano degnamente i loro artisti) abbiano fornito un contributo importante nel diffondere musica (mi riferisco sempre ad un contesto ormai superato - nello specifico del rock).
    Poi, ribadisco, trent'anni fa era si difficile, ma perlomeno non era "tutto e subito", e ne guadagnava la qualità.

  23. allelimo dice:

    A me sembra veramente assurda la difesa delle majors: già le case discografiche indipendenti sono difficilmente difendibili, ma le majors sono aziende che vendono - incidentalmente - dischi.
    Li vendono come venderebbero qualsiasi altro "prodotto". Non c'è nulla di male in sè, ma sono proprio due concetti che fanno fatica a stare insieme: "prodotto" e "qualità artistica".

    Mentre stanno molto bene insieme concetti come "prodotto" e "grandi platee", "ottime vendite", "buoni responsi da pubblico e critica", "massima riuscita": tutta roba che, non a caso, si potrebbe usare per qualsiasi altro prodotto, dal sapone ai Suv.
    Basta mettersi d'accordo su cosa si cerca in un disco :)

    Poi se la leggenda dei "trent'anni fa" sopravvive a capolavori assoluti come, non so, "Piange il telefono", "La tartaruga" e "Ramaya", direi che è un'altra vittoria per la patafisica :)

  24. Francisco dice:

    Mi piacerebbe guidare un macchina marcata Beatles, Stones, Velvet, Zeppelin, Doors piuttosto che una misera utilitaria Indie qualunque.

  25. Francisco dice:

    "Basta mettersi d'accordo su cosa si cerca in un disco" ma perché? Che c'entra, chi lo ha detto che si cerca questo?
    Senza le major non sarebbe mai stato possibile negli anni '60 diffondere in maniera capillare band oggi di culto come quelle citate su, è un dato oggettivo. Pensi che con un "indipendente" gli Zeppelin avrebbero mai raggiunto materialmente quello status artistico? (che, ebbene sì Allelimo, comprende inevitabilmente anche quei parametri, che ti piaccia o no).
    Forse sto dicendo una cazzata? Aspetta che controllo tra i miei dischi...

    The Doors - Elektra
    The Who - MCA
    Nirvana - Geffen
    Van Morrison - Warner Bros
    Patti Smith - Arista/Columbia

    Mah...alcune volte la qualità va finanziata.

  26. allelimo dice:

    Il discorso sulla qualità prenderebbe troppo tempo (che cos'è, come la misuriamo, etc.) però di massima direi che :
    - non nego che esistano dischi di qualità prodotti dalle majors;
    - credo che percentulamente ci sia molta più qualità "fuori" dalle majors.
    Ma son pareri naturalmente.

    La parte sulle macchine invece è surreal-lunare, la mente vacilla e si rifiuta di seguirti su vette così alte, ritirandosi in preda alle vertigini :)

  27. Francisco dice:

    Mi faresti qualche esempio?
    Fai una lista di band internazionali degli anni 60-70 in ambito rock che hanno inciso per una indipendente...

  28. allelimo dice:

    Francisco, mi sembra inutile vedere chi ha il cazzo elettronico più lungo, facendo gare a citare nomi che a te non direbbero nulla, come abbastanza poco dicono a me quelli che citi tu.
    Il punto è che di massima ci piacciono musiche diverse, io trovo cose più interessanti in posti diversi da quelli in cui le trovi tu.
    Come dicevo prima, son pareri :)

  29. Francisco dice:

    Mi sembra chiaro di aver ragione alla luce della tua sterile risposta e dato che la maggior parte di ciò che ascoltiamo proviene dalle major. Artisti che vengono "da altri posti", come li chiami tu, sono in netta minoranza in una discografia rock che si rispetti (parlo e parlavo dei fondamentali).
    Per la precisione, non ascolto solo musica major, internet è utile anche per me nello scoprire nuove realtà che restano all'interno del circuito underground.

  30. allelimo dice:

    Francisco, ma certo: gli artisti fondamentali di una discografia rock che si rispetti sono tutti su etichette major.
    Basta decidere quali sono gli artisti fondamentali, definire cos'è una discografia rock che si rispetti e poi verificare se le etichette che li hanno pubblicati si possono definire major o indipendenti.
    Se le tre cose le fai tu, ci sono buone possibilità che tu riesca a stabilire di avere chiaramente ragione :)

  31. Webbaticy dice:

    "Avere ragione" sui "pareri" mi sembra un pensiero piuttosto infantile. Per fare un esempio, io sono sempre stato un grande fan degli Zeppelin e dei Nirvana ed ovviamente li ho conosciuti nella prima adolescenza grazie alla risonanza mondiale, ma anche se fossero rimasti confinati in un cerchio più ristretto li avrei scoperti più tardi ed amati allo stesso modo. Ma tanto alla fine ricaschiamo nello stessa trappola dei Litfiba, è inevitabile....

  32. Mi permetto di ricordare che le major sono andate a pescare nella musica indie verso la fine degli anni '80: Husker Du, REM, Sonic Youth, Nirvana ecc. ecc. ecc.

  33. Francisco dice:

    "...ma anche se fossero rimasti confinati in un cerchio più ristretto li avrei scoperti più tardi ed amati allo stesso modo". Hai una capacità sensitiva che ti permette di scoprire tutte le variabili della vita Webbatici? "E se..."...

    Avere ragione sui pareri...perché tu cosa ci vieni a fare qui Webbatici? Io sto cercando di sostenere ciò che dico e non credo di screditare la discussione se ho un opinione diversa dalla tua. Se poi non sei d'accordo e hai "timore" di finire nella trappola dei Litfiba è un problema tuo, non un mio limite.

  34. Webbaticy dice:

    A me non sentirai mai dire l'assurdità "ho ragione" quando si parla dei gusti e delle opinioni, io rispetto quelle di tutti ma evidentemente abbiamo due idee diverse del concetto "parere", oppure la tua arroganza non ti permette di elaborarla con lucidità.
    Quanto al discorso della capacità sensitiva, bah, sono imbarazzato. Non si può neanche idealizzare niente? Neanche questo riesci a concepire?
    Hai un pensiero unidimensionale che non prevede ipotesi?

  35. Francisco dice:

    La mia arroganza o la tua arroganza. Qui chi non alza la voce apertamente lo fa nascondendosi dietro battutine inutili, come la tua sulla presunta "trappola Litfiba". Io te lo dico subito invece e senza giri di parole, e pire con arroganza per giunta: se non ti sta bene ciò che penso cerca di attenerti all'argomento senza fare ipotesi di "invischiamento" del discorso dato il mio modo di pensare. Questa è la vera arroganza, quella che nasce dalla spocchiosità di soggetti come te e come altri qui che "dovrebbero" discutere di musica invece di emettere sentenze.
    RILEGGI LA MIA FRASE:
    "Mi sembra chiaro di aver ragione alla luce della tua sterile risposta..." Capito? "Alla luce della tua sterile risposta": invitavo Allelimo a spiegarsi e non a rifugiarsi dietro concetti per me assurdi come "le major sono il male a prescindere".
    Ho già perso troppo tempo perché non mi va più di ribattere alle provocazioni, per cui fai, credi, scrivi, idealizza un po quel cazzo che ti pare.
    Non mi frega nulla e m'è venuta pure la nausea a parlare di musica qui dentro (per cui Allelimo, mi spiace, non farò alcuna lista di fondamentali e di etichette per la tua gioia).
    Stop.

  36. allelimo dice:

    Peccato, mi avrebbe fatto piacere conoscere l'elenco dei fondamentali e delle etichette per la mia gioia.

  37. @ Caro Francisco, io invece ho inteso bene quello che voleva dire Webbaticy, un appassionato di musica prima o poi arriva ad amare certi gruppi, ci sono "tempi e metodi" e aggiungo che esiste un minuscolo personale filo che li unisce.
    Forse potrei far qualche esempio ma non ne vale la pena. Ciao ciao.

  38. Webbaticy dice:

    Oh, questo si chiama ragionare, finalmente. Approvo e condivido in piena il tuo stop :-)

  39. Francisco dice:

    @ Sull'Amaca: peccato me lo stia dicendo prendendomi per il culo e con una superiorità "alla Bondi". Io vado dritto al sodo: Webbatici fottiti.

  40. Webbaticy dice:

    Bravo, così hai dimostrato tutto il tuo buon senso e la tua intelligenza. E così facendo, dallo spessore che si ricava dalle tue parole, non riesci ad offendermi neanche tirando fuori quel "alla bondi" :-D

  41. @ Francisco mi sembra che te la fai e te la dici da solo, eh?
    Senti, te l'ha ordinato il dottore di seguire il blog e commentare qui?
    Cmq, per me la faccenda si chiude qui, ripeto ciao ciao.

    Hey Webbaticy a me, finora, "alla bondi" non me lo aveva mai detto nessuno e a te?

  42. allelimo dice:

    Non siate troppo duri con Francisco chè poi ci abbandona, ogni villaggio, sia pure virtual-mediatico, deve avere il suo...
    p.s. no, non intendevo dire "sabato".

  43. Webbaticy dice:

    Per fortuna no, Enrico, quel "alla bondi" detto da chiunque altro mi avrebbe offeso a morte. Ma come ho già scritto, detto da un personaggio di quel genere mi fa solo ridere.

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