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Guardando Meddle dei Pink Floyd


Quando la musica ancora non correva su supporti digitali materiali quali i cd o percettivamente immateriali quali le memory stick, le foto di copertina, le copertine degli album erano parte imprescindibile dei dischi stessi, erano porzioni di musica.
I migliori, i più apprezzati erano gli album che si aprivano a libretto, dentro potevano esserci testi, foto, o entrambi.
Non era probabilmente solo il fascino del supporto vinilico, dischi con grandi copertine che facevano apprezzare maggiormente la musica ma anche, paradossalmente, la penuria di musica reperibile. Se non pagavi non potevi averla (vabbè d'accordo c'erano le musicassette e i registratori, ma non certo la facilità di schiacciare un pulsante e trovarsi intere discografie a disposizione).
Ascoltare la musica era spesso totalizzante, vuoi che si avevano meno album a disposizione e quindi ogni nuovo acquisto veniva ascoltato, riascoltato, quasi consumandone i solchi, vuoi perchè ogni album era una scelta precisa a costruire un percorso, una discografia. Ricordiamoci che, per costruirisi una discoteca degna di questo nome, ci volevano anni se non una vita. Ogni pezzo aveva un suo senso, ricordava un periodo, una sensazione, una motivazione ed era un passo verso il successivo acquisto, verso il successivo delinearsi di un percorso che veniva costruendosi nel tempo e che rifletteva in toto la propria evoluzione e persino oserei dire personalità.
Come simbolo delle copertine di quel periodo, ho scelto una copertina mancata: quella interna di Meddle.
Quei quattro brutti ceffi dei Pink Floyd ancora giovanissimi, già affermati, ma ancora ad un passo di distanza dal successo mondiale. Quanto le ho fissate qulle foto segnaletiche ascoltando Echoes, One of these days, A pillow of winds, etc.
Le immagini erano rare, non vi era inflazione di video, notizie, interviste, show televisivi vi era ancora la possibilità di fantasticare. In realtà la fantasia vi è ancora oggi ma è molto più difficile esercitarla in un mondo che tende ad esibire tutto. Il pericolo dell'abbondanza odierna e della scelta è di farsi sfuggire i Pink Floyd d'oggi, i Rolling Stones o i Beatles e così via.
Difficile scegliere una strada, costruire un percorso personale in mezzo a una miriade di strade già segnate e perfettamente asfaltate, difficile infine apprezzare appieno musica che si può ottenere senza alcun sforzo e a costo zero.
L'abbondanza sembra distrarci, sembra difficile.

Io non rimpiango un tempo in cui la musica era di difficile reperibilità, oppure un tempo in cui la musica bisognava pagarla a caro prezzo, come a dire: se non costa non vale nulla. No il mio discorso è differente. Trovo sconcertante di questo tempo e del suo modo di fruire della musica vedere persone che non capiscono un'acca avere discografie che nemmeno il più incallito dei completisti si è mai sognato di possedere, vedere persone che senza apprezzare quello che ascoltano sono prese da bulimia per cui hanno migliaia di dischi sul disco rigido (scusate il gioco di parole) senza avene mai ascoltato alcuno. Rimpiango anche in parte che qualcuno che si intenda di musica molto, ma molto, più di me faccia una scrematura preventiva dell'infinita produzione odierna: in altre parole oggi anche cani e porci possono pubblicare le loro cazzate, mentre, quando al lavoro vi erano fior di produttori (penso, per dirne uno al mitico produttore di Miles, Teo Macero) certe ciofeche non arrivavano in studio o ne arrivavano molte meno. Oggi quel lavoro di scrematura dalle cazzate me lo deve fare da solo. Bè è una rottura clamorosa e posso pure prendere qualche bel granchio, olte a perdere un sacco di tempo. Tra l'altro, l'atteggiamento del non appassionato, che accede comunque a discografie intere per il semplice gusto di accumulare, in una qualche misura nutre nell'inconscio collettivo l'idea che la musica, per il fatto di essere liberamente accessibile, sia solo un semplice oggetto di consumo senza alcun valore intrinseco. E addio all'arte o a quel che ne è rimasto.

Infine ci sarebbe anche da parlare della funzione dei critici musicali. Oggi vengono snobbati allegramente (anche da me che tendo a far le mie scelte da solo o su consiglio di amici fidati i.e. : che hanno i miei stessi gusti :) ), ma invece avevano e potrebbero ancora avere una loro funzione “specialistica” di aiutare l'amante della musica in un suo percorso di crescita ed evoluzione culturale. Ma magari, su questo specifico aspetto della critica si accenderà un dibattito (me lo auguro), e mi riprometto di tornarci su in modo più specifico e meno superficiale.

83 commenti a "Guardando Meddle dei Pink Floyd"

  1. allelimo dice:

    Ci sono così tante cose da dire qui che non so da dove cominciare!
    Una cosa la posso dire al volo però: nemmeno con il titolo sono d'accordo, "Meddle" è un disco e il verbo giusto dovrebbe essere "ascoltare", non "guardare"...

  2. Mauro dice:

    Allelimo guardare ha molto spesso arricchito l'ascoltare.
    Minuscole briciole dell'emozionalità a tutto tondo di un live, seminate tra fotografie, espressioni, sguardi, artwork, parole seminate per comunicare qualcosa che rendesse la musica ancora più partecipativa. Io ho consumato libretti, con e senza testi, sorprendendomi di volti immaginati completamente diversi, di look semplicissimi o provocatori, di piccole opere d'arte uscite dalle matite degli stessi artisti di cui già amavo la musica. Come dice Silvano, con cui concordo in pieno, ora siamo nell'era dell'abbuffata di tutto che, sia un bene o un male, ha reso certamente diverso il valore che aveva per uno di noi aprire una scatoletta di plastica o di altro materiale ed aggiungere qualche altra piccola emozione a quella già grandissima dei primi ascolti.

  3. silvano dice:

    Già Mauro, ora l'esperienza della fruizione della musica ha perso di fisicità. Ale può dire un po' ciò che vuole, è dialetticamente abile - anche troppo - ma anche lui, non fosse "schiavo" della sua razionalità e del gioco delle parti che recitiamo con una certa soddisfazione, sa ben quello che intendiamo.

  4. allelimo dice:

    (Riassunto dei miei commenti già lasciati al post originale sul blog di silvano)
    Si stava meglio quando si stava peggio: da piccolo andavo in cortile a spaccare il ghiaccio per lavarmi, altro che le comodità di oggi... ci vorrebbe una bella guerra che così voi giovani imparate, altro che scaricare gli mp3 gratis, comunisti!

    Legare la musica alle copertine è come legare la pittura alla bellezza delle cornici o gli spettacoli teatrali alla tonalità di colore del sipario.
    La copertina, i testi, le fotografie, non sono musica. Sono più semplici da capire, certo: ascoltare (e capire quello che si ascolta) è più difficile, ma non mi sembra una buona ragione per accontentarsi di leggere un testo, guardare una copertina o leccare un vinile.

    Sulla scrematura, grazie a dio nessuno è intitolato a scremare un bel niente, ci mancherebbe solo che qualcuno dovesse decidere cosa deve piacere o non piacere a me: è uno scenario da brividi, se ci pensate bene. Il lavoro di scrematura bisogna farlo da soli, per fortuna sì, e se si prende qualche granchio, pazienza.
    Le ciofeche invece arrivavano in studio e sul mercato anche "prima". Solo che non sono sopravissute al tempo che passa, e allora sembra tutto mitico: ah che musica negli anni '60! Ma c'erano fior di schifezze che vendevano tantissimo anche allora (e anche prima e anche dopo, naturalmente).

    Il collezionismo (ne ho già parlato anche qui), a mio parere è una brutta malattia: se arrivi al punto di voler possedere un disco non per ascoltarlo ma per riempire una casellina vuota della tua collezione, non sei un appassionato di musica. Sei un collezionista, e la musica potrebbe essere sostituita indifferentemente dai tappi di birra o dagli animaletti in cristallo Swarowsky (o come diavolo si scrive).
    Non ha nulla a che vedere con mp3 o vinili o cd, oppure con la disponibilità di musica gratis o a pagamento.
    (Fine riassunto)

    Sul ruolo della stampa musicale, credo che ne abbia uno fondamentale: come dice silvano, "aiutare l'amante della musica in un suo percorso di crescita ed evoluzione culturale".
    Però credo anche che questa funzione sia limitata nel tempo: va bene fin che hai quindidci anni, poi cominci ad usare la tua testa e se anche il critico XXX dice che un disco è bello, se non ti piace, non ti piace.

  5. allelimo dice:

    silvano, sul gioco delle parti hai ragione, però io sono davvero convinto che quello che conta nella musica è la musica. Il resto, ma certo che può avere la sua importanza, ma tutto insieme, copertina + testi + foto + etc., secondo me arriva a contare al massimo un 1% del totale. Il restante 99%, è la musica.

    Mauro: bella la tua scelta dei termini, "...il valore che aveva per uno di noi aprire una scatoletta di plastica o di altro materiale..." ti mette subito in relazione con il "periodo dei cd", che per molti un po' più anziani di te (ahemm...) è sinonimo di declino inarrestabile della musica rispetto all'arcadia dell'era del vinile :)
    Io continuo a pensare che quello che conta sia la musica, a prescindere dal supporto fonografico utilizzato e dall'iconografia che la accompagna: di queste cose, penso siano una comoda via per aggirare il fatto che troppe persone la musica non la capiscono...

  6. Mauro dice:

    Scusami Allelimo ma credo che tu non abbia risposto al mio commento nè al post di Silvano per la maggior parte del tuo commento. Forse rispondevi a cose scritte in passato da altri, ma non credo a noi qui.
    Quando un musicista sceglie la copertina di un suo disco è parte di esso, esattamente come lo è il titolo, è anch'essa rappresentazione di quello che ha creato. Esattamente come, se un musicista mette nel booklet un suo disegno, fa parte anch'esso del disco, è parte di ciò che lui vuole sia il suo disco, di quello che vuole comunicare e che lo ha ispirato. Molto spesso è concettuale, è il suo modo di firmare la sua musica, di fartela arrivare nel modo in cui lui desidera ti arrivi. Nulla a che vedere con una cornice che un falegname o chi per lui mette ad un'opera d'arte o che un tappezziere mette ad un palco dove si farà teatro. E non vedo proprio come si possa negare che, in un periodo in cui persino conoscere il volto dei musicisti che amavi non era semplice, aprire un libretto regalava emozioni reali.
    Poi dire che i testi non fanno parte della musica è decisamente discutibile. Forse chi, come evidentemente te, conosceva a perfezione l'inglese al punto da riuscire a capire i testi cantati, non aveva beneficio dai libretti. Io, che l'ho imparato appena discretamente con il tempo e anche grazie proprio alla musica, sentivo eccome di raggiungere la pienezza di quello che ascoltavo capendo di cosa parlasse il singolo pezzo e quindi tutto il disco.

  7. Mauro dice:

    Allelimo la mia plastica era quella delle musicasette e l'altro materiale era il cartone dei vinili. Io ho comprato molte delle prime e molti dei secondi. Poi anche molti cd e ora ascolto spesso la musica in mp3. Apprezzare cose, collocandole nel momento in cui si vivevano e dando il valore che avevano, non vuol dire rifiutare l'evoluzione o restare ancorati ottusamente a qualcosa. Ma non vuol dire neanche negare ciò che aveva un peso differente da quello che le circostanze di oggi attribuiscono allo stesso oggetto.

  8. allelimo dice:

    Mauro: io non nego un bel niente, dico che secondo me (a mio parere, per i miei gusti, etc.) "il contorno" conta molto poco.
    Per qualcun altro conta molto di più, va bene, ognuno è assolutamente libero di pensare quello che vuole. Io mi limito ad esprimere il mio parere, ed è quello che la musica sia il 99% di un "disco".
    Grafica, foto e copertine sono la confezione. A volte bella, a volte brutta, ma non conosco dischi brutti "salvati" dalla copertina.
    Mentre esistono parecchie copertine brutte salvate dalla musica... :)

    I testi, boh. Se sono belli e interessanti, meglio. Ma sono un di più rispetto alla musica, e senza la musica non servono a nulla.

    Dischi e cd mi è capitato di farne, ti assicuro che il tempo dedicato alla parte grafica, che pure ci piaceva curare, non era neanche lontanamente comparabile al tempo impiegato per la parte musicale.

  9. Sottoscrivo il post dalla prima all'ultima riga.

    E adesso parlerò da uomo di marketing (perdonatemi, l'ho fatto tutta la vita) non da appassionato di musica.
    La copertina, intesa come "packaging" in senso lato, fa parte del sistema-prodotto in tutti i sensi. Esattamente come la bottiglia della coca (shape e grafica) fa parte del sistema prodotto coca-cola. O come il fustino del Dash (oggi ridotto a parallelepipedo) o come il logo Bauli e il colore rosa della confezione del suo pandoro.
    Evidente al mondo che il vecchio di Led Zeppelin IV o il prisma di Dark Side non rendono la musica contenuta in essi più o meno bella ma tecnicamente parlando (restando al marketing) sono imprescindibili dalle canzoni.
    Fissato il paletto dell'importanza del packaging, sia in termini di riconoscibilità sia in termini di conferimento di valore aggiunto intangibile al prodotto, andiamo al cuore del discorso.
    Un prodotto vale per il tipo di bisogno che soddisfa.
    La coca disseta facendo sentire cool chi la beve, il pandoro Bauli al di là delle papille gustative soddisfa la voglia di natale che ci portiamo dentro e il rosa ci rassicura emotivamente.
    Le canzoni di un disco più o meno vanno a soddisfare il nostro bisogno psico-fisico di benessere. Derivante dal piacere che l'ascolto ci provoca. Ma anche dal sentirsi più o meno parte di una community e anche dal coinvolgimento degli altri sensi durante l'ascolto. Oltre all'udito (ovviamente IL PRIMO motivo per cui si ascolta) sono coinvolti la vista e il tatto (l'artwork della copertina, il tipo di contenitore) e l'olfatto (impossibile dimenticare l'odore dei dischi appena aperti). Unico senso non coinvolto per evidenti motivi, il gusto.
    Con questo cosa voglio dire.
    Che io quando sono alle prese con un disco, come altri di voi (e non ho pretese di condividere questo con una presunta maggioranza che sennò alle si sente troppo solo), utilizzo 4 sensi.
    Alle solo uno, evidentemente.
    Che poi quelli che la pensano come me si facciano "prendere" dal marketing della casa discografica può anche essere (noi, coglionazzi, presi per i fondelli dallo studio Higpnosis).
    Ma caspita, che soddsifazione!
    Esattamente quella che si prova sorseggiando a garganella la cocacola ghiaccia marmata tenendo in mano la bottiglietta di vetro appannata e umida.
    Ciaus.

  10. Mauro dice:

    Ok, Alle, abbiamo pareri diversi su quanto concerne i booklet dei dischi. La tua esperienza da musicista è sicuramente comune a quella di molti altri gruppi che dedicano una piccola parte della cura dedicata al disco alla copertina. Ma ci sono molti altri gruppi, anche attuali che quindi nascono nel periodo in cui di immagini ne abbiamo anche troppe, che invece dedicano una grandissima cura sia al packaging, sia a i contenuti al suo interno, che sono parte essenziale del disco. Ci sono artwork a cui i musicisti hanno lavorato per mesi, espressione differente ma parallela della loro musica. Esattamente come altri gruppi scelgono con intenzione ragionata di far uscire il loro disco senza alcuna aggiunta, con copertina essenziale, a volte senza neanche il nome dei brani o indicazioni di alcun tipo. E' anche questa una scelta mirata a fare arrivare la loro musica in un modo più che in un altro.
    Ma è la prima volta che sento qualcuno dire che le parole, ovviamente nei dischi non strumentali, sono un di più, che servono a poco, che hanno importanza relativa.
    E' vero che senza la musica non sarebbero nulla ma è anche vero che molti pezzi meravigliosi senza le parole lo sarebbero molto meno, meravigliosi.
    Alcuni pezzi sono straordinari musicalmente e il testo aggiunge, come dici tu, giusto qualcosina in più. Ma altri pezzi sono straordinari anche per le liriche e, in alcuni casi, grazie proprio a quelle.
    Per me, ogni brano è un tutt'uno, esattamente com'è stato pensato e cercato da chi l'ha pensato e creato. Togliere i testi sarebbe togliere una parte importante ed essenziale, molte volte quanto la musica stessa.

  11. dario dice:

    Oh, io dico come la penso ne'! Sono pacifico e nessuno mi salti in testa please...

    Ascoltare la musica e' una cosa che non coinvolge solo la musica. Nella prima band della mia esperienza suonavo come secondo tastierista l'Hammond C3 del primo tastierista. C'erano un paio di tasti traballanti e i tasti alti della seconda tastiera erano un po' striduli. Il Laslie produceva un leggero gracchiamento ad ogni giro delle trombe ma i bassi fornivano una profondita' davvero impressionante. L'effetto che mi piaceva di piu' era quando le trombe cominciavano ad accelerare quando si attivava l'apposito switch. Era un suono davvero emozionante, decisamente molto di piu' di quanto sarebbe stato un suono di un perfetto HC3 con un perfetto Laslie campionato su una tastiera moderna. Era meglio proprio per le imperfezioni di quel suono. Ma era anche meglio per il contesto. Oggi nessun signor Hammond inventerebbe un organo del genere, perche' quell'organo produrrebbe un timbro sonoro che e' fuori dal contesto dei tempi.
    La musica, estremizzando, e' semplicemente un'insieme di variazioni della pressione dell'aria che si propagano. Questo e' quello che viene percepito dagli ossicini delle nostre orecchie interne, che poi vengono propagati in appositi nervi eccetera fino a finire all'apparato uditivo del nostro cervello. La musica e' come la pressione dell'aria varia nel tempo. Ma non e' questa l'esperienza di ascoltare la musica. L'Hammond C3 della mia gioventu' era bello perche' produceva un suono che si integrava nel contesto culturale in cui veniva prodotto. Purtroppo quello che suonava quella tastiera ero semplicemente io (un tastierista piuttosto mediocre), ma l'esperienza di fornire un suono e una musica che poteva essere capito, oltre che recepito dal pubblico l'ho provata anch'io. E quell'esperienza dipendeva fortemente dal sottofondo culturale che impregnava la sala o la piazza in cui stavamo suonando. E quel sottofondo culturale non era diviso in comparti stagni.
    continua...

  12. dario dice:

    ...continua
    Quell'Hammond evocava i baffoni di John Lord, certe magliette attillate, jeans con i pantaloni che si allargavano alla caviglia, profumo di marijuana, luci colorate sul palco. Quel suono, quella musica, a me evoca gli anni 70. Non solo la musica degli anni 70, ma tutta la cultura di quegli anni. La seicento, i cortei di rivendicazione proletaria con i relativi slogan, certe camicie a fiori, gli occhiali da sole a goccia, i capelli lunghi... tutto questo non ha niente a che vedere con la legge di variazione della pressione dell'aria che descrive totalmente la musica che viene percepita. Ma senza tutto questo contorno, quella musica non puo' essere assimilata e compresa. Non si puo' separare la tela dalla cornice. Non perche' il valore dell'artista dipende da quello della cornice, ma perche' l'esperienza comunicativa tra l'artista e l'osservatore e' determinata da un contesto a cui anche la cornice appartiene e contribuisce a definire. La sfumatura di colore del sipario non ha niente a che vedere con l'opera rappresentata? A questa stregua nemmeno il palcoscenico, nemmeno le poltrone degli spettatori e nemmeno il teatro in se stesso. E, volendo, nemmeno i costumi degli attori, e nemmeno gli attori stessi. L'opera teatrale e' definita indipendentemente dalla sua rappresentazione. Ma se non viene rappresentata nel contesto giusto l'arte non viene comunicata e quindi diventa totalmente inutile e incomprensibile.
    La musica di Meddle, intesa come legge di variazione della pressione dell'aria, esiste indipendentemente dal mezzo (vinile, impianto ecc...). A rigore esiste anche indipendentemente dalla variazione della pressione dell'aria stessa. Un MP3 che memorizzasse tutta quella musica conterrebbe comunque tutta l'informazione necessaria, anche senza che venisse suonato. Ma l'esperienza di quella musica comprende il contesto, compresa la copertina.
    Il che non significa che la musica di adesso, che per forza di cose e' orfana della copertina, ne viene sminuita. Semplicemente e' una musica diversa immersa in un contesto diverso. I suoni sono diversi e l'ambiente in cui viene ascoltata e' diverso. Le persone che l'ascoltano sono diverse (magari sono le stesse persone, ma con una cultura che nel frattempo si e' in qualche modo adeguata ai tempi).

  13. Francisco dice:

    Il "talebanismo" cultural musicale di Allelimo funziona sempre. Non appena gli si presenta l'occasione di andare contro ci sfinisce di cazzate pur di (s)vendere la sua discutibile opinione. Affermazioni come: "Legare la musica alle copertine è come legare la pittura alla bellezza delle cornici o gli spettacoli teatrali alla tonalità di colore del sipario", oppure: "...ma tutto insieme, copertina + testi + foto + etc., secondo me arriva a contare al massimo un 1% del totale. Il restante 99%, è la musica" decapitano un'intera epoca storica in cui l'immagine, legata concettualmente alla musica, ha avuto un peso enorme che si ripercuote tutt'ora nella moda, nello spettacolo e nell'arte in generale.
    Per capirne di più: "Visioni di suoni. Le arti visive incontrano il pop"
    di Beatrice Luca. Arcana Edizioni.

  14. Io non la mettevo sul pur nobile piano dell'arte, ma su quello più "basso" del marketing e praticamente traevo le stesse conclusioni.
    Da qualunque parte lo si guardi il rock NON è solo musica.
    Il paragone copertina dei dischi = cornice dei quadri è semplicemente ridicolo. La cornice del quadro la puoi cambiare quando vuoi e quando il pittore originale ha dipinto il quadro la cornice non ci pensa neppure. Ci pensa o il gallerista o chi la vuola appendere in salotto. Nella musica il lavoro di grafica che c'è dietro a una cover è invece assolutamente uguale a quello che sta dietro la progettazione del packaging della pasta Barilla (il cui blu, se non lo sapete, è brevettato e FA PARTE a tutti gli effetti del "prodotto").

  15. Francisco dice:

    Diamond sono d'accordo, ma anche volendo esplorare il lato più nobile, citare solo per esempio Warhol e i Velvet, quale combinazione maestosa per avanguardia stilistica applicata a tutte le forme? Li nacque un nuovo linguaggio legato all'immaginario Warholiano che ha intergrato teatro, grafica e musica in uno degli esperimenti più innovativi del secolo scorso: il tour Exploding Plastic Inevitable.
    E quella famosa copertina non era solo il capriccio isolato e chic di un visionario.

  16. Francisco è del tutto evidente, visto il mio nickname, che con me sfondi una porta aperta, ma che dico aperta, spalancata!!!
    Nessun lavoro musicale di David Bowie può prescindere dal contesto che lo circonda, ovviamente scenografie e abbigliamento compresi.
    E, ancora, giudicare Bowie SOLO dal punto di vista musicale è assolutamente incompleto e parziale.
    Ma lo stesso vale anche per "gentaglia" come i Kiss e per "raffinati artisti" come i Portishead.
    E i videoclip come si intendono in questo panorama? Parte della proposta musicale in senso lato o inutili orpelli?

  17. Francisco dice:

    Ancora d'accordo! Pensa che la mia tesi è incentrata su Bowie e sulla sua teatralità; ne ho studiato la perfomance, i significati dei testi, le musiche e, ovviamente, le copertine che ne testimoniano e riassumono l'immaginario. Se penso a "The Man Who Sold The World" e all'impatto che ha avuto nella cultura rock...

  18. allelimo dice:

    Francisco, al volo che ho poco tempo: se non te ne sei accorto, qui non si paga, e quindi non sto (s)vendendo proprio niente.
    Se leggere quello che scrivo ti "sfinisce di cazzate", evita pure di farlo, nessuno ti obbliga.

  19. allelimo dice:

    Allora, risposte varie ed eventuali per tutti.
    Nota: Francisco, sto per dare inizio alla mia solita vagonata di cazzate, tu salta pure il tutto a vai agli ultimi paragrafi.

    DiamondDog, non preoccuparti per me, lo diceva già Madonna: "It's lonely at the top" :)
    Invece il tuo discorso sul marketing è perfetto, e lo condivido dall'inizio alla fine (eccetto l'esempio della Coca Cola, poi ti spiego perchè)
    Quello che dici vale per tutti i prodotti. E "prodotto" non è una parolaccia, ma semplicemente un concetto diverso da "opera d'arte", pur se seriale e riproducibile.
    A me, i "prodotti" musicali non interessano molto, tutto qui.

    Invece non nego affatto che esista una parte dell'esperienza musicale legata a sensi diversi dall'udito, dico solo che quest parte, per me, conta grosso modo un cazzo. Se per qualcuno invece la percentuale che tocca alla copertina, all'odore e al sapore è più alta, o molto più alta, nessun problema, ma io non la penso così.
    Penso invece (e chi vuole si offenda) che insistere a dare così tanta importanza al "contorno" sia sintomo della difficoltà di comprendere il "piatto principale".
    Gli strumenti culturali per comprendere un testo o un'immagine sono grosso modo a disposizione di tutti quelli che hanno finito le scuole medie, quelli necessari per comprendere la musica oltre il mi piace/non mi piace, no.
    E' un ripiego, e a me non basta.

    Velocemente sulla Coca Cola: tu dici "...che soddsifazione! Esattamente quella che si prova sorseggiando a garganella la cocacola ghiaccia marmata tenendo in mano la bottiglietta di vetro appannata e umida."
    Direi che non c'entra nulla con il resto del discorso: stai palando di una bevanda, ti da soddisfazione perchè la bevi. Seguendo il tuo ragionamento, avresti dovuto dissetarti ascoltando il rumore delle bollicine di gas che busciano, oppure guardando il delicato colore marrone/ambrato del liquido nella sua bottiglietta.
    Se la soddisfazione viene dal bere la Coca Cola, mi sembra che sia la stessa cosa di ascoltare la musica, non di guardare le copertine.

    Mauro: sinceramente, non mi sembra un concetto nè originale nè inedito dire che le parole nel rock sono, di massima, un di più.
    Le parole eh, non il cantato.
    Oppure devi spiegarmi come mai la musica anglosassone ha così tanto successo ovunque, anche presso chi l'inglese non lo sa proprio.
    Poi, viva le contraddizioni, e di un gruppo come i Franti amo allo stesso modo musica e testi. Ma son casi rari.

    Dario: l'Hammond, giuro che non capisco il tuo esempio. Parli di un suono, legato a uno strumento, a sua volta legato a un certo periodo storico/produttivo.
    Cosa c'entra il contesto con il suono del C3 (ma è meglio il B3!) rispetto al suono di un Hammond campionato?
    Sempre di suono stiamo parlando, mica del legno del mobile dell'Hammond o del materiale dei coni rotanti del Leslie. L'esperienza di ascolto di un Hammond d'epoca rispetto a un Hammond "moderno" è un'esperienza di ascolto, non di contesto culturale.

    E soprattutto, se il contesto fosse così importante, di quale contesto stiamo parlando? Di quello in cui una certa cosa è stata creata, o di quello in cui una persona fa la sua prima esperienza di quella cosa?
    Il contesto culturale dei Doors è quello degli anni '60, quando registravano i loro dischi, o quello della fine degli ann '70 quando io li ho ascoltati per la prima volta, o quello di chi li ha ascoltati per la prima volta dopo la citazione "freakkettona" di Samuele Bersani?
    Io direi che un gruppo esiste e ha valore a prescindere dai diversi contesti: i gruppi che valgono, che "sopravvivono" alla loro stessa fine, sono quelli che si slegano dal contesto in cui sono vissuti e acquisicono un valore "univerale", che attraversa i diversi contesti possibili.

  20. allelimo dice:

    DiamondDog, dal tuo secondo intervento devo citare questa frase: "Il paragone copertina dei dischi = cornice dei quadri è semplicemente ridicolo. La cornice del quadro la puoi cambiare quando vuoi e quando il pittore originale ha dipinto il quadro la cornice non ci pensa neppure. Ci pensa o il gallerista o chi la vuola appendere in salotto."
    Esatto. Grande paragone: perchè un musicista, mentre compone e registra le sue canzoni, pensa invece alla copertina del disco, alla confezione e al marketing, mica lascia che di queste cose si occupino manager, grafici e pubblicitari.

    Nota: Francisco, sto per continuare con la mia solita vagonata di cazzate, ma queste riguardano i tuoi commenti. Sentiti libero di lasciare qui in cambio gli insulti che preferisci!

    I Velvet Underground sono quanto di più vicino alla divinità musicale io possa concepire, però:
    1 - L'EPI, l'hanno visto in quattro anche negli Stati Uniti, in Italia chi l'ha mai visto? Di cosa stiamo parlando, di esperienze di seconda o terza mano?
    2 - La banana sbucciabile del primo disco, idem. E però quel disco lì è importante lo stesso, non per la copertina, ma direi per la musica che c'è dentro.
    3 - Beatrice Luca, ossignùr, è un uomo... almeno impariamo a scrivere correttamente i nomi delle persone.
    (Aspettate un momento, che Beatrice Luca è uno forte! Cito al suo sito - non lo conoscevo, ma val la pena di approfondire: "Ha pubblicato ... la monografia dedicata a Renato Zero, dal titolo Zero, uscita per Baldini Castoldi Dalai nel giugno 2007 ... collabora con Il Giornale, scrive inoltre sul settimanale Torino Sette de La Stampa, sulle riviste Arte, Rumore e Hurrà Juventus.
    Meta-assessore alla beatitudine al Comune di Salemi, dove è sindaco Vittorio Sgarbi."

    Esticazzi, non vedo l'ora di leggere il fondamentale testo su Zero e gli interventi su Hurrà Juventus.)
    4 - "Se penso a "The Man Who Sold The World" e all'impatto che ha avuto nella cultura rock...", esatto, impatto assolutamente fondamentale, sia di un disco che non è entrato tra i primi 100 del mercato USA sia di una canzone che grosso modo non si ricordava più nessuno fino a quando non l'hanno riesumata i Nirvana nel loro unplugged.

  21. silvano dice:

    Non entro nella polemica, volevo solo prendere l'occasione per complimentarmi per il livello dei vostri commenti e per la passione che traspare leggendoli. Grazie.

  22. allelimo dice:

    O silvano, ma quale polemica?
    Si parla, si esprimono opinioni, si prendono parti: è il bello dei commenti, non vale lavarsene le mani... :)

  23. silvano dice:

    Intendevo simpatica polemica.
    Comunque sarebbe interessante parlare anche della percezione e della musicalità, ad esempio anche della lettura (secondo la tua posizione la parola dovrebbe essere intesa solo come comunicazione numerica, ma se si trascura la componente analogica spesso non si capisce).
    La musica di percepisce, le onde sonore sono fisica e i nostri organi pecettivi deputati (orecchio esterno, medio ed interno) sono alla fine degli strumenti meccanici che catturano le onde sonore, trasformano l'energia meccanica in energia elettrica e quindi mandano al cervello che traduce in musica.
    Ora senza addentrarci troppo nella fisiologia, ammetterai che ci sono ottime probabilità che nella conversione di un impulso elettrico in sensazione che noi riconosciamo (culturalmente come musica) entrino una serie di componenti che non sono spiegabili ed esauribile nei termini e nei limiti di un puro processo cognitivo del tipo: input - elaborazione - output.
    L'elaborazione dipende bene dalla qualità e dalle informazioni del "processore". Tra le informazioni del processore vi è anche il vissuto del singolo, la sua cultura, le sue preferenze.
    Non trovo peregrino dire che la luce, le immagini possano determinare e non poco il processo di elaborazione dell'input.
    Questo, solo per dire delle infinite componenti e sfumature che individualmente determinano l'output e la nostra capacità di post elaborarlo ulteriormente, perchè no?, anche in sede di discussione in un blog.
    hola, torno a guardarmi l'inter.
    ;)

  24. Francisco dice:

    Allelimo, per prima cosa ti ribadisco un concetto molto semplice: così come sei libero tu di intervenire lo sono io nello scrivere e giudicare i tuoi interventi, è questo in sostanza l'uso democratico del blog. Se vedo un tipo scrivere cazzate su un argomento che mi sta a cuore lo dico, punto.
    Su tutto il resto: la tua strategia dissacratoria è tanto banale quanto inutile e non ci cado dentro per dare soddisfazione ad un sadico opinionista come te, senza misura e privo di tatto.
    Io ho fatto i miei studi, ricerce e traduzioni su libri di importanti musicologi stranieri prima di affermare l'importanza dell'arte formale nella musica e non saranno le tue continue citazioni, ricerche su autori e riprese di battute degli altri a far crollare le mie convinzioni. Ho piacere, invece, condividere le mie opinioni con chi, come DiamondDog, ne riesce a comprendere il significato.

  25. Francisco dice:

    P.S. solo per correttezza nei confronti di Beatrice Luca (si, è corretto il nome, perché di solito lo si cita così un autore di libri, accanto al suo testo - perdonate Allelimo, eh la vecchiaia...) mi permetto di scrivere ciò che non ha indicato Allelimo nel suo tentativo di farlo apparire come un pirla (ma non eri tu che poco tempo fa difendevi Pupo, e mo te la pigli con Zero? Mah!):
    Luca Beatrice:

    Critico d’arte contemporanea e curatore, ha realizzato monografie e cataloghi di mostre personali di importanti artisti italiani e internazionali, in particolare delle ultime generazioni. Negli ultimi venticinque anni ha curato numerose rassegne e mostre collettive. Ha collaborato con numerose istituzioni pubbliche e fondazioni private, tra cui Regione Piemonte, MACI – Provincia di Isernia, GAM Bologna, Museion – Bolzano, Galleria Civica -Trento, MART – Rovereto, Comune di Vigevano, Triennale di Milano, Fondazione Palazzo Bricherasio – Torino.

    Curatore della Biennale di Praga (2003-2005), commissario alla sezione Anteprima della XIV Quadriennale (2004). E’ stato presidente della commissione nazionale del concorso Seat Pagine bianche d’autore (2004-2006). E’ curatore della programmazione culturale per l’Assessorato alla Cultura del Comune di Perugia (2005-2010).

    Curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2009.

    Ha pubblicato volumi e saggi sulla giovane arte italiana, es. Nuova Scena (G. Mondadori, 1995), Nuova Arte Italiana (Castelvecchi, 1998), Dizionario della giovane arte italiana (Politi, 2003), un saggio sul cinema Western all’italiana (Al cuore, Ramon, al cuore, Tarab 1996) e uno sulla giovane letteratura italiana (Stesso sangue, minimumfax 1999), il saggio Era Fiction sui rapporti tra arte e cinema (Fine Arts Unternehmen Books, 2004), la monografia dedicata a Renato Zero, dal titolo Zero, uscita per Baldini Castoldi Dalai nel giugno 2007. E’ inoltre autore del libro Da che arte stai? Una storia revisionista dell’arte italiana (Rizzoli 2010) e del volume incentrato sul rapporto tra musica e arte Visione di suoni. Le arti visive incontrano il Pop (Arcana 2010).
    È stato docente per più di dieci anni in storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Brera, Milano; dall’autunno 2009 insegna all’Accademia Albertina di Torino.

  26. allelimo dice:

    Francisco, io fino a prova contraria non ti ho insultato, il tuo primo intervento in questa discussione invece comincia così: "Il "talebanismo" cultural musicale di Allelimo funziona sempre. Non appena gli si presenta l'occasione di andare contro ci sfinisce di cazzate pur di (s)vendere la sua discutibile opinione."
    Se non capisci la differenza tra un'opinione ed un insulto, ti consiglio di approfondire i tuoi studi, ma non sugli importanti musicologi stranieri: direi piuttosto sullo scambio educato di opinioni.
    Nel frattempo, continua pure a condividere le tue opinioni con chi è d'accordo con te, mi sembra un esercizio piuttosto sterile ma se ti da soddisfazione...

  27. Francisco dice:

    Mah, insomma. Direi che definire quello un insulto mi sembra eccessivo. Voglio dire, ho usato un aggettivo del tutto inventato e dissacrante, come nel tuo stile. Sarà "aggressivo", forse si, ma non maleducato.
    Guarda, io sono disposto a condividerle con tutti. Ma tu evidentemente non capisci invece la differenza tra un commento corretto(vedere la boiata che hai scritto sul Luca Beatrice) e un commento "tanto per parlà e provocà".
    Insomma, al netto del tuo stile non puoi fornire indicazioni sul come ci si debba comportare. Mi spiace.

  28. allelimo dice:

    Io sarò anche vecchio, ma tu non scrivi in italiano, scrivi in italocarabinierese.
    Lingua rispettabile, per carità, ma io ne preferisco altre.
    Ti ringrazio per aver completato la biografia di Beatrice Luca, una figura di una caratura di livello assoluto, tra Eco Umberto e Kant Immanuel per profondità di pensiero: infatti mi ero perso il fondamentale saggio "Una storia revisionista dell’arte italiana".
    Purtroppo anche lui deve essere vecchio come me, perchè sbaglia a citare tutti i nomi sul suo sito: avrebbe dovuto scrivere Zero Renato, Sgarbi Vittorio, etc.

    Su Pupo, mi sembrava di avertelo già spiegato ma non riesco a renderti chiaro il concetto, ci riprovo.
    Francisco: hai assolutamente ragione tu.
    Vediamo la cosa in maniera completamente diversa.
    Secondo te, ai Litfiba va portato rispetto e a Pupo no, secondo me o tutti e due o nessuno. Se ciò lascia perplesso te, qualcuno o "tutti", vedrò di convivere con questo fatto.

  29. Webbaticy dice:

    Scusate l'intrusione, ma te, Francisco, sei quello con cui ci eravamo un po' "attaccati" sul post dei Litfiba in Gruppi Dimmerda ?

  30. allelimo dice:

    Francisco, io al netto del mio stile non ti ho insultato. Se per te dire che io ti sfinisco di cazzate per svendere le mie discutibii opinioni non è un insulto, ma un commento corretto, non ho più niente da dirti: mi hai già fatto perdere abbastanza tempo con le tue sfinenti cazzate per svendere le tue discutibili opinioni.

  31. allelimo dice:

    Oops, mi sono perso l'ultima chicca in italocarabinierese: "la boiata che hai scritto sul Luca Beatrice" è fantastica, pura sintassi da denuncia di furto con scasso.

    Webbaticy: è lui, vedi anche i commenti al post La ballata del pendolare.

  32. Francisco dice:

    Figo! nessuno me lo aveva mai fatto notare! L'"italocarabinierese". Fonderò un nuovo stile a questo punto! (dopo aver capito esattamente cos'è...)
    Ti ringrazio.

  33. allelimo dice:

    Milano, addì 12/01/2011.
    In data odierna davanti al sottoscritto Appuntato Lo Russo Giovanni si presentava alla presente Caserma il signor Brambilla Ernesto fù Giovanni, nato a Milano in data xxx ed ivi residente in via Verdi Giuseppe al civico numero 12.
    Il Brambilla Ernesto in data odierna si trovava a transitare per la pubblica via quando veniva avvicinato dal noto pregiudicato Bianchi Antonio.
    Il Bianchi e il Brambilla giungevano quindi a diverbio per futili motivi legati a questioni di circolazione stradale etc.

  34. Francisco dice:

    Ah ecco! Ehhhh... i preziosi consigli dei nonni...

  35. Alle citando il disco dei VU ti sei dato la consueta zappa sui piedi. La "banana" warholiana è da sempre e per sempre connessa con la musica dei VU e con quel lavoro al punto tale che se, ascoltandolo, non intravedessi la copertina (una delle 4 o 5 più famose di sempre), avrei come la sensazione mi mancasse qualcosa. La Factory di Warhol è l'esempio maximo del contrario di quello che tu vai affermando.
    Perchè tu non vuoi capire (o meglio fai finta di non capire, che è ben diverso, pur di portare acqua al tuo "mulino") che nel 2011 non ha senso alcuno parlare di musica-e-basta. Siamo ormai multimediali a 360°, le arti si sovrappongono e si sorreggono completandosi.
    Minchia te l'hanno insegnato i tuoi (nostri) idoli e giri la testa dall'altra parte?
    E lascia stare Beatrice Luca, non è svilendo questo signore che recuperi punti.

  36. Anonimo dice:

    E anche questo bel blog finisce a puttane a causa di allelimo.
    yuppidu

  37. allelimo dice:

    DiamondDog: io non ho citato nulla, stavo solo rispondendo a Franciso che ha tirato in ballo l'EPI e i VU. La "banana" è una cosa che - più o meno - non ha mai visto nessuno fino alla ristampa del cofanetto degli anni 90, che ha la stessa banana della versione originale del disco.
    Stacchi la parte gialla e sotto c'è la banana rosa, ovvero la cosa per cui è famosa questa copertina e di cui normalmente si è senito parlare senza mai vederla.
    Eppure il disco è "famoso" lo stesso. Non so di chi sia la zappa e di chi siano i piedi...

    Beatrice Luca, e chi lo svilisce? Le cose che ho riportato le ha scritte lui sul suo sito. Poi oh, del parere di qualcuno che scrive un libro su Zero Renato io tenderei a fregarmene.

    Poi devo constatare che non riesco purtroppo a scrivere quello che penso, ci provo un'altra volta: io non dico che il "contorno" non esista e non conti. Dico che per meconta molto meno di quello che dite voi.
    Se voi preferite guardare le copertine, per me va bene. Io intanti continuo a ascoltare la musica.

  38. beppekin dice:

    Se posso permettermi, non ho mai comperato un disco solo perchè mi piaceva la copertina e non il contenuto....
    Quando ho cominciato ad appassionarmi di musica, a 13-14 anni, la ascoltavo dalla radio, mi mancava un approccio "visivo".
    E negli anni 60, che i 45 giri li imbustavano in copertine anonime con il buco in mezzo ? (l'artwork della copertina ? Mah...)

  39. Mauro dice:

    beppekin potresti indicarmi chi ha detto, di noi, che un disco ha valore o viene comprato per la copertina e non per il contenuto?
    Se ognuno vuole rispondere a qualcosa che gli altri non hanno detto, va bene. Però così si finisce per creare la solita torre di babele dove ognuno parla una sua lingua (e non mi riferisco all'italocarabienerese)e la polemica raggiunge livelli sterili e inutili.
    E la tua esperienza dell'ascolto dei pezzi in radio, comune credo a tutti noi, è proprio la riprova di quello che Silvano ha scritto e che io condivido. Ovvero che in un periodo in cui l'approccio alla musica era più difficile per tutti (tranne per chi poteva comprare 100 dischi al mese) e che arrivava nuda e cruda, al contrario di oggi in cui la sovraesposizione fa arrivare fin troppo, avere fra le mani un disco, nella sua completezza, era un grande valore aggiunto per chi, mi sembra ovvio ma visto il tuo commento lo specifico, il disco lo comprava per il suo contenuto e non perchè gli piaceva la copertina (che non aveva neanche avuto modo di vedere prima di entrare nel negozio a comprarlo). Il punto non è quale delle due cose sia più importante, se la musica incisa all'interno o l'involucro esterno. Mettere la cosa su questo piano significa replicare a qualcosa che nessuno qui si sogna di sostenere. Il punto è negare o meno la rilevanza delle emozioni che era in grado di dare aprire un disco e trovare del materiale che ti avvicinava molto più di quanto non potesse fare la radio al mondo di chi quel disco lo aveva creato. Metterlo su per la prima volta, dopo magari averne sentito solo un pezzo in radio, e sfogliare il booklet, fermarsi sui testi, guardare le fotografie e tutto il resto per me era un'emozione che sinceramente mi manca un pò.
    Detto questo, Alle, non credo proprio che questo abbia attinenza con il capire o non capire il disco. Non credo che nessuno abbia mai compreso un disco di difficile impatto grazie ad un booklet o ad una copertina.

  40. silvano dice:

    "beppekin potresti indicarmi chi ha detto, di noi, che un disco ha valore o viene comprato per la copertina e non per il contenuto?"

    Non sono stato io a dirlo. Giuro.

    ;)

  41. dario dice:

    Allelimo. Io non ti ho insultato e non ho intenzione di farlo, quindi se dovesse scapparmi un vaffanculo fammelo notare che smetto che' non ho piu' l'eta' e l'energia per questo genere di litigi ;-) (scherzo ne'!)

    Allora, innanzitutto mi complimento per l'orecchio fino nel distinguere un Hammond C3 da un B3, perche' io non ci riesco, dal suono. Piuttosto la "user interface" era un po' diversa, e questa va a gusti, io preferivo quella del C3, ma forse solo perche' ero abituato ad usarla. Il suono e' generato con la stessa tecnologia, e quindi dovrebbe essere uguale. Sempre che di uguale si possa parlare per quanto riguarda strumenti analogici come quelli. Nella mia limitatissima esperienza ho constatato che due Hammond diversi (anche se due C3 - o due B3 che tu preferisci) hanno suoni diversi, cosi' come due Steinway o come due Stratocaster. Pero' e' una opinione personale che sicuramente dipende dalla limitatezza della mia esperienza di cui sopra.
    In ogni caso, uguali, meglio l'uno o meglio l'altro, se avessi scritto che in gioventu' suonavo il B3 del mio amico Cento avrei detto una bugia. In questo modo invece ho detto la verita'.

    Per cercare di risponderti:
    Cosa c'entra il contesto riguardo al suono dell'Hammond vero rispetto a quello campionato? A parte che il suono e' diverso semplicemente perche' nel secondo non ci sono i potenziometri del primo e quindi non si puo' ottenere la stessa sfumatura di timbro desiderata al momento, a parte che nei campionatori (almeno in quelli degli anni 80 e 90... sono un po' indietro con l'evoluzione della tecnologia), i campioni sono fatti a intervalli regolari sulle note dei tasti (tipicamente un campione per ottava) e negli altri tasti sono ottenuti filtrando e mediando i campioni che gli stanno intorno (cosa che ad un ascolto accurato risulta tanto evidente quanto fastidioso, in un timbro come quello dell'Hammond), a parte anche la resistenza e la consistenza tipica dei tasti dell'Hammond che consente quei tipici glissati, che in genere si fanno facendo scorrere il palmo della mano nell'estensione della tastiera - cosa che non sono mai piu' riuscito a fare su un synth o campionatore o ibrido che dir si voglia -, a parte tutti questi dettagli di cosine che si possono fare con l'H e non - per quanto riguarda la mia limitata esperienza - con alcun'altra tastiera, cosine che riguardano anche il suono stesso (cioe' apprezzabili anche se stai al buio, ti tappano il naso e ti mettono le manette - per non farti distrarre da sensi come l'olfatto, la vista e il tatto, dovesse mai capitare), a parte queste cosine, dicevo, la differenza del contesto tra un H vero e uno campionato e' che negli anni 70, quando si produceva la musica che ora, riascoltandola, evoca gli anni 70 (anche i 60, ma quelli a me piacciono mediamente di meno), i campionatori semplicemente non esistevano ancora, mentre quando negli anni successivi, diciamo i 90 si utilizzavano i campionatori, gli Hammond semplicemente non esistevano piu' (okay, esistevano, ma nessuno si preoccupava piu' di portarli su un palco o in sala di registrazione).
    Qunado venivano utilizzati gli H originali si produceva una musica con dei timbri che erano nuovi per quei tempi, mentre quando si usavano i suoni di H campionati si produceva una musica che utilizzava quei timbri per evocare quelle atmosfere come suoni "vintage" (per poi passare all'evocazione dell'evocazione di quelle atmosfere eccetera....). Ora il tipico timbro dell'Hammond, la cui tipicita' ci viene piu' o meno fedelmente riportata dai campionatori, il suono dell'Hammond viene utilizzato alla stregua di uno strumento classico, cioe' con delle timbriche che ormai ci sono dentro nelle ossa, talmente frequente e'. Il timbro dell'Hammond lo usano tutti, come tutti utilizzano un tappeto di violini o il suono del pianoforte.
    continua...

  42. dario dice:

    ...continua
    A me pare che non considerare questa differenza di contesto renda impossibile capire a fondo lo spirito con cui certi pezzi sono stati composti e suonati e, in definitiva, il significato del messaggio comunicativo che quegli autori e interpreti abbiano voluto trasmettere al loro pubblico contemporaneo ed in potenza futuro. Insomma, parere personale, impossibile capire a fondo un pezzo se non contestualizzandolo nel periodo storico in cui e' stato composto - interpretato, riarrangiato e in altri modi modificato o addirittura utilizzato come citazione.

    A rigore, tu hai ragione, se noi includiamo nell'esperienza dell'ascolto della musica anche l'esperienza visiva, quella olfattiva, quella tattile non stiamo piu' parlando di "ascolto" e di "musica", e a rigore, come cercavo (senza molto successo) di spiegare con la fisica delle onde di pressione d'aria, nemmeno il background culturale ha nulla a che fare con il suono udito.
    Ma, come diceva qualcuno qui sopra, l'esperienza della musica non puo' limitarsi alla fisica dell'ascolto di un suono. Un suono una volta arrivato al cervello, viene interpretato, e l'interpretazione dipende (e non puo' prescindere) dalla cultura di chi ascolta.
    Per fare un esempio estremo, la musica tradizionale orientale e' prodotta con degli strumenti un poco diversi da quelli europei. Addirittura le scale orientali hanno rapporti tra le note molto diversi dai nostri. Le durate delle note e gli intervalli tra di esse sono misurate in modo diverso, le note in polifonia non seguono le stesse regole di accordo. Il che implica che una musica tradizionale orientale viene percepita da un europeo come una cosa molto strana e molto slegata dalla propria epserienza cognitiva (il che per alcuni la rende interessante, per altri noiosa, ma non e' questo il punto). Quella musica invece e' del tutto normale ed e' completamente assimilabile per un cinese, il quale percepisce invece come strana e slegata dalla propria cultura la musica classica europea.
    L'atmosfera che evoca una musica tradizionale cinese a un cinese e' diversa dall'atmosfera che evoca invece ad un europeo anche se, a rigore, si tratta esattamente della stessa musica. Le stesse onde sonore che si frangono su apparati uditivi del tutto simili. Addirittura un cinese puo' percepire come allegro un pezzo che un europeo percepisce come triste, o viceversa. Eppure e' lo stesso pezzo. Di conseguenza se esiste una universalita' della musica poiche' la stessa musica viene percepita dai sensi nello stesso modo, non esiste una universalita' della musica ascoltata, perche' la comunicazione tra musicista e ascoltatore dipende fortemente dal linguaggio di comunicazione. In altre parole non c'e' solo una produzione di suoni, ma esiste anche una grammatica, una sintassi e una semantica, che dipendono dal background culturale in cui e' avvenuta la comunicazione. Cosi' come avviene in ogni altra forma d'arte, suppongo. Un grande attore francese che recita un componimento di Verlaine in francese non evoca in me le stesse sensazioni che evoca nel mio amico Alexandre, semplicemente perche' io in quella lingua so dire e capire solo "baguette" "je t'aime" e "ne pas se pencher au dehors", mentre lui e' madrelingua e capirebbe ogni sfumatura di significato.
    continua...

  43. "Se voi preferite guardare le copertine, per me va bene. Io intanti continuo a ascoltare la musica."
    -
    La classica "frase ad effetto" che sai benissimo non essere vera ma che ti fa comodo dire, sempre per portare acqua al tuo mulino (non avrai avi mugnai?).
    Nessuno ha mai detto che il contorno sia più importante del cuore del prodotto. E continuo a chiamarlo prodotto perchè anche la produzione più intellettualmente avanzata è comunque seriale.
    Nessuno ha neanche detto che il contorno valga quanto il cuore del prodotto.
    Sei tu che utilizzi strumentalmente le posizioni di chi non è d'accordo con te estremizzandole per renderle meno credibili.
    E' un trucco vecchio e risaputo.
    Io (ma credo valga anche per altri che hanno preso la mia posizione) ho sostenuto che il Rock (ma allargherei alla musica moderna in genere) da almeno 40 anni lega indissolubilmente la sua componente centrale ("la musica") ad un contorno che definisce meglio il prodotto.
    Includendo nel contorno l'artwork delle copertine, gli styling degli artisti (dall'abbigliamento al capello), i logo, le scenografie dei concerti, le scelte delle collaborazioni, il posizionamento prezzo (vogliamo parlare dei Radiohead e della loro scelta -loro, mica il discografico col sigarone in bocca e la segretaria sotto la scrivania-di regalare In Rainbows?), i riferimenti letterari, i testi, le community che si creano attorno agli artisti, cosa dire nelle interviste e vai e vai.......
    Questo contorno (che mai peserà come il cuore) è comunque parte integrante della proposta. Poi che pesi il 10 o il 40 dipende dai singoli artisti, alcuni sono più multimediali di altri.
    Che poi tu preferisca solamente ascoltare e non guardare al contorno va benissimo.
    Ma non puoi dire al resto del mondo che il contorno non conta o non importa.
    Così come non puoi mettere in bocca alla gente cose che non ha mai detto per apparire più sicuro di te.

  44. dario dice:

    ...continua
    Mi chiedi "Il contesto culturale dei Doors è quello degli anni '60, quando registravano i loro dischi, o quello della fine degli ann '70 quando io li ho ascoltati per la prima volta, o quello di chi li ha ascoltati per la prima volta dopo la citazione "freakkettona" di Samuele Bersani?" (io ci aggiungerei la citazione, che non mi dispiace affatto, di James Blunt ;-))
    Per risponderti, il contesto culturale di uno che ha ascoltato i doors negli anni 60 e' quello degli anni 60, quello tuo di quando li hai ascoltati per la prima volta era quello degli anni 70, quello che ha ascoltato le citazioni, quello di quando le ha ascoltate. Scusa l'ovvieta' della risposta. Ma il punto e' un altro. Il punto e' che non puoi prescindere tu, come ascoltatore... o almeno... tu fa quel che vuoi, io non posso prescindere, come ascoltatore, dal contesto in cui ascolto e, per quanto e' possibile, sono portato ad assimilare in qualche modo il contesto nel quale quella musica e' stata prodotta. Se il mio amico Filippo, appassionato di musica che non ha vissuto il contesto in cui i Doors produssero la loro musica (ha circa 20 anni) ascoltasse col suo ipod un mp3 dei Doors credo che comprenderebbe al volo che non si tratta di musica attuale e, data la sua apertura mentale e cultura musicale, quella musica gli evocherebbe un periodo storico e un ambiente ben definito (anche se magari distorto). Cosi' come a me il barocco di mozart mi evoca le parrucche colorate, gli sfarzi dei palazzi dell'Imperatore eccetera, pur non avendo mai vissuto quelle esperienze. Francamente trovo davvero bizzarro (senza nessun giudizio morale eh!) che a te non succeda qualcosa di analogo. E allora si' che il legno dell'hammond ha significato, cosi' come lo ha i baffoni di John Lord e le psichedeliche, i capelli cotonati e quel modo tutto strano che avevano per ballare.

    Come mio solito, sono stato un po' troppo logorroico. E quindi concludo con un semplice quesito: Prendiamo un bel brano - lo scelgo io, va'! - Diciamo Money dei PinkFloyd. Spero che ti piaccia. Be', mi sai dire perche' ti piace?

  45. Mauro dice:

    Silvano, tu non l'hai detto, DiamondDog neanche, Francisco e Dario non mi pare e io giuro di no. Che l'abbia detto Allelimo?

  46. dario dice:

    uhm..... no... non credo... no...
    sono sicuro...

    e si' che ne ho dette tante di cose, ma proprio no

  47. allelimo dice:

    Scusate tutti, al volo anche oggi, stasera poi rispondo a tutti.
    Titolo del post: "Guardando Meddle dei Pink Floyd." Non "ascoltando".
    DiamondDog: come al solito, che critica è "portare acqua al mio mulino"? Io scrivo quello che penso io, quello che pensate voi lo scrivete già voi, mi sembra assolutamente logico.
    Dario: Uhmm, "Money" dei Pink Floyd, se vuoi posso dirti perchè non mi piace :)

  48. dario dice:

    Mah, Allelimo...
    Non ti piace Money... vabbe'... dimmi perche non ti piace... oppure scegli tu un brano... dei PinkFloyd, ad esempio e dimmi perche' ti piace. Sempre che ci sia qualcosa dei PinkFloyd che ti piace. Oppure anche non dei PinkFloyd...
    In buona sostanza, l'esercizio e' capire perche' ti piace una cosa che ti piace, sempre restando nell'ambito della produzione musicale...

  49. dario dice:

    L'esercizio mio, intendiamoci. L'esercizio mio e' riuscire a capire il processo mentale secondo cui una cosa che piace piace e una che non piace non piace. Grazie

  50. La critica non è "porti acqua al tuo mulino".
    La critica è "strumentalizzi le affermazioni altrui per portare acqua al tuo mulino".
    Quindi oggetto della critica è il "come" porti l'acqua non "dove" la porti.

  51. allelimo dice:

    dario: in questo stesso blog ci sono diversi miei post su canzoni/gruppi che mi piacciono.
    Qui sopra a destra ci sono i link agli "autori", schiacci il mio nome (Alessandro Limonta) e appare l'elenco dei miei post: in particolare Cowboy Junkies, Beatles, Einsturzende Neubauten, June Miller, Flaming Lips e Califone.
    Sui Pink Floyd ti metto il link più tardi.

    DiamondDog, fa il bravo e rileggi quello che scrivi tu prima di criticare quello che scrivo io sul "come" porto l'acqua.
    Domando scusa e cito le tue parole:
    "Questo contorno (che mai peserà come il cuore) è comunque parte integrante della proposta. Poi che pesi il 10 o il 40 dipende dai singoli artisti, alcuni sono più multimediali di altri.
    Che poi tu preferisca solamente ascoltare e non guardare al contorno va benissimo."


    Non ho mai detto che preferisco solo ascoltare.
    E quindi ricito (le mie parole):
    "io non nego un bel niente, dico che secondo me (a mio parere, per i miei gusti, etc.) "il contorno" conta molto poco.
    Per qualcun altro conta molto di più, va bene, ognuno è assolutamente libero di pensare quello che vuole. Io mi limito ad esprimere il mio parere, ed è quello che la musica sia il 99% di un "disco".
    Grafica, foto e copertine sono la confezione. A volte bella, a volte brutta, ma non conosco dischi brutti "salvati" dalla copertina."

    E ancora:
    "Se per qualcuno invece la percentuale che tocca alla copertina, all'odore e al sapore è più alta, o molto più alta, nessun problema, ma io non la penso così.
    Penso invece (e chi vuole si offenda) che insistere a dare così tanta importanza al "contorno" sia sintomo della difficoltà di comprendere il "piatto principale".
    Gli strumenti culturali per comprendere un testo o un'immagine sono grosso modo a disposizione di tutti quelli che hanno finito le scuole medie, quelli necessari per comprendere la musica oltre il mi piace/non mi piace, no.
    E' un ripiego, e a me non basta."

    E per finire:
    "Poi devo constatare che non riesco purtroppo a scrivere quello che penso, ci provo un'altra volta: io non dico che il "contorno" non esista e non conti. Dico che per meconta molto meno di quello che dite voi. "

  52. dario dice:

    Allelimo,
    scusa ma sono nuovo di questo blog. Ho letto tre dei tuoi post: quello dei Cowboy Junkies (che ancora non conosco), quello (interessantissimo!) dei dischi digitali in vinile e quello dei Beatles. A parte qualcosa che hai accennato in quello dei CJ non mi aiutano molto nella mia ricerca. Io sono interessato nel capire perche' una cosa ti piace, se ti piace. Anche due parole, tipo "mi piace il rosso perche' ho conosicuto una bella ragazza vestita di rosso e da allora tutte le volte che lo vedo mi ricordo di lei", ovviamente riferito non ad un colore ma ad un brano musicale.

    ...se ne hai voglia ne'!

  53. allelimo dice:

    dario: nei post che ti ho elencato prima mi sembra di aver spiegato più di un motivo per cui quei dischi mi piacciono.
    Alcuni dischi/gruppi che non mi piacciono (dal mio vecchio blog).

  54. Anonimo dice:

    Allelimo scarica musica illegalmente dal web! Non vuole saperne di copertine ne di packaging ne di libretti: tre indizi fanno una prova!
    DENUNCIAMOLOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  55. ma alla fine chi ha vinto? L'Inter?

  56. comunque d'accordo con ongi singola parola di ogni singola riga, silvano

  57. dario dice:

    Allilemo,
    okay, grazie.
    Ieri ho letto i post sui Cowboy Junkies e sui Beatles, e non ho trovato una opinione tipo "mi piace questa cosa perche'...". Ho letto (mia interpretazione) qualcosa tipo che i CJ li trovi, consentimi la semplificazione, poco originali, connotazione quindi negativa. Purtroppo, per adesso, non conosco quel gruppo, ma credo che mi faro' una cultura a riguardo, un po' perche' mi scoccia non sapere (per quanto bisogna accettare che non si puo' sapere tutto di tutto!), un po' perche' cosi' riusciro' a capire quello che scrivi. Sui Beatles invece ho letto che apprezzi il lavoro che sta dietro quel brano, ma questo non credo sia sufficiente per dire che quel brano ti piaccia... o almeno io non ho letto questo giudizio da parte tua.

    Sugli altri: Einsturzende Neubauten, June Miller, Flaming Lips e Califone, devo di nuovo ammettere a me stesso la mia atavica ignoranza. Ma credo valga la pena comunque di leggere i tuoi post (oltre che applicarmi a qualche ascolto). Lo faro' non appena trovero' tempo (purtroppo avvicinarsi alla conoscienza assoluta richiede piu' tempo di quanto ne abbia a disposizione).

    Nel frattempo mi sa che dobbiamo sospendere questa discussione, visto che, per ignoranza mia, non so che cosa ti piace e perche'. E questa cosa mi serviva per sostenere (o per confutare) una mia opinione sull'estetica della musica (e dell'arte in genere).

  58. dario dice:

    Oops... scritto male il tuo nome, scusa

  59. allelimo dice:

    dario: a proposito dei Cowboy Junkies ho scritto, tra le altre cose: "...Ma se penso ai Cowboy Junkies mi vengono in mente subito due canzoni straordinarie: la prima è una cover, "Sweet Jane" ... L'altra canzone è, ovviamente, "Sun Comes Up, it's Tuesday Morning"."
    Tutta la seconda parte del post spiega perchè anche la seconda canzone citata mi sembra straordinaria.
    Se vuoi, aggiungi "Questa canzone mi piace perchè" dopo la citazione sopra riportata, ma mi sembrava già abbastanza chiaro così :)

  60. dario dice:

    Allelimo. Grazie per la risposta, ma mi sa che non riesco lo stesso a capire. Forte di questo tuo commento, provo ad interpretare le tue parole, correggimi se sbaglio (come probabilmente e').

    1- Questa canzone ti piace perche' e' un esempio di "grande interpretazione ed arrangiamento". Uhm... non spiega molto. E' come dire che mi piace la carbonara perche' e' un ottimo piatto. Non aiuta molto a capire la natura della pasta alla carbonara.
    2- Ti piace perche' lo stesso Lou Reed la definisce "la versione del pezzo che lui preferiva". Insomma, non credo che il tuo gusto estetico possa mai essere dettato dalle parole di Lou Reed, per quanto guru tu lo possa considerare.

    Questo riferito a "Sweet Jane".
    Invece per "Sun Comes Up, It's Tuesday Morning":

    1- Ti piace perche' "tecnicamente usa gli accordi di un blues ma del blues non usa ne' la struttura ne' la cadenza", caratteristica che la discosta ovviamente dal blues (interpretazione mia delle tue parole) ma e' piuttosto banale per la musica country (infatti dici "non e' neppure una situazione troppo strana")
    2- Ti piace per la struttura dei due chorus. Uhm... Mi, La, Si4, La (x2) il primo e La, Mi, La, Mi / La, Mi, Si4, La il secondo (scusa la traduzione, ma con la notazione anglosassone non mi ci trovo). Soprattutto il primo mi sembra piuttosto bizzarro, cosi', letta e immagnata l'armonia, anche se bisognerebbe capire il contesto armonico, cioe' la chiave del brano che tu hai omesso ed io non conosco, che' non l'ho mai ascoltato. Descrivi quindi la struttura del brano: il testo non si ripete e racconta una storia dall'inizio alla fine, ignorando la differenza tra i chorus.
    3- Ti piace il cantato, che lega i chorus cantando le ultime parole del primo chorus sul primo accordo del chorus seguente, pronunciandole "senza soluzione di continuita'" con le prime parole del chorus seguente (uhm... mi sa che per capire questa affermazione devo proprio ascoltare il pezzo, cosa che comunque ho intenzione di fare). E poi c'e' una pausa che "stacca" le parole successive. E queste caratteristiche legano i due chorus in modo molto naturale.
    4- Ti piace per la cornice di intro e coda strumentale, con relativo assolo di lap steel.
    5- Ti piace perche' a distanza di anni non ha perso nulla del suo fascino.
    continua...

  61. dario dice:

    ...continua
    Le motivazioni 1, 2, 3 e 4 non mi sembrano comunque rispondere alla mia domanda "perche' mi piace quel che mi piace?". Descrivono le caratteristiche tecniche secondo le quali quel brano ti piace, ma cio' non ne da' una motivazione. Scusa la banalizzazione del tuo discorso che faccio ora semplicemente per riuscire a spiegarmi meglio: e' come dire che gli spaghetti alla carbonara ti piacciono perche' c'e' l'uovo, il pecorino, il guanciale e il pepe nero. Verrebbe da dire che questa non e' una motivazione, perche' (1) si direbbe che ti piacciono l'uovo, il pecorino, il guanciale e il pepe nero - anche se non e' cosi' ovvio - ma non dice perche' questi ingredienti ti piacciano e (2) il motivo per cui ti piace la carbonara potrebbe essere legato all'accostamento dei prodotti, e non ai prodotti stessi: a me per esempio il pecorino romano non piace tantissimo. Ma con la carbonara lo trovo indispensabile per una buona riuscita (per quanto alcuni sostengano che e' meglio il parmigiano). E qui diventa difficile, secondo me, perche' spiegare il motivo per cui un "accostamento di ingredienti" piaccia e' cosa piuttosto complessa. Un accordo di Mi ti puo' piacere o no, cosi' come un accordo di La (anche se, avulsi dal contesto io non riesco nemmeno a distinguerli - non ho l'orecchio assoluto!), cosi' come un accordo di Si+4. Quello che rende bello il primo Chorus (mi riservo prima di ascoltarlo), e' la sequenza Mi, La, Si4, La. Ma perche' lo rende bello?

    In buona sostanza, quel che chiedevo io (e non prendere la cosa in tono di sfida, non e' mia intenzione!), non e' capire cio' che ti piace e le sue caratteristiche, ma come si genera il piacere (il gusto estetico) nel processo cognitivo dell'ascolto di una canzone, e quali siano gli accidenti necessari coinvolti nel processo cognitivo stesso, e quindi nel giudizio estetico. In altre parole, io sto cercando di capire perche' cio' che piace piace. E' una cosa difficile, ed e' per questo che la chiedo a te (eheh... fosse facile lo farei da me!).
    Ovvio che puoi anche liberamente rispondermi con un garbato vaffanculo ;-)

  62. dario dice:

    Oh, dimenticavo. La caratteristica (5), pur essendo piu' che ragionevole nel contesto del tuo post, e' piuttosto bizzarra, come motivazione al tuo giudizio sulla canzone. "A distanza di anni non ha perso il suo fascino" significa diverse cose. Innanzitutto che nel momento in cui e' stata pubblicata, ha riscosso del fascino. Il che non significa che e' un bel pezzo, anche se il giudizio e' implicitamente positivo. Ma soprattutto non spiega il perche'. Come dire che la carbonara e' buona perche' piace. Il che personalmente lo giudico piu' negativamente che positivamente. Cioe', il fatto che Eros Ramazzotti venda un sacco di dischi mi fa pensare che il giudizio della gente sia positivo. Il che e' un punto a sfavore rispetto al mio giudizio. Il prodotto commerciale e' tale in genere perche' adotta caratteristiche che lo rendono banale (e quindi fruibile al grande pubblico). Poi significa anche che quelle caratteristiche di fascino sono resistite al tempo. Se il giudizio estetico non dipendesse dall'ambiente in cui il brano e' suonato e percepito, evidentemente non ha molto senso che tale giudizio venisse a modificarsi nel tempo.

  63. allelimo dice:

    dario, mi stai prendendo per il culo?
    La recensione media di un disco dice: "Leggendario l'artista X, nel suo nuovo disco Y ripropone in chiave sempre nuova le sue tematiche tipiche" e poi si dilunga sulle sensazioni del recensore, mettendo in evidenza la sua abilità nell'uso delle parole e la sua profonda ed intima comprensione delle istanze dell'artista, attraverso l'uso di varie ed eventuali "batterie incalzanti", "bassi rotondi", "chitarre taglienti" etc.

    Comunque, non ho risposte alle tue domande: "Quello che rende bello il primo Chorus (mi riservo prima di ascoltarlo), e' la sequenza Mi, La, Si4, La. Ma perche' lo rende bello?"
    Se sapessi il perchè sarei un musicista ricco e famoso.

  64. A me sembra che Dario abbia posto una questione interessante. Ci penserò. Ad ogni modo personalmente mi piacciono le recensioni che 'si dilungano' sulle sensazioni del recensore. Non credo si tratti solo di abilità a giocare con le parole e ad accostare termini; ci vedo una volontà sincera di comunicare (a proposito di un disco/artista). Poi dipende da recensore e recensore, ci sono quelli che evidentemente giocano con le parole e con le figure retoriche perchè non sanno come riempire lo spazio a loro disposizione.

  65. dario dice:

    Allelimo, io ho riletto ripetutamente il mio commento prima di postarlo, per essere sicuro che si capisse esattamente quello che volevo dire.
    Non mi pare di averti chiesto una recensione come quella di un critico di professione. Ti ho chiesto un'altra cosa.

    Non ti sto prendendo per il culo. Per niente.

    Quando ho usato l'aggettivo "bello" nel tuo quoting del mio commento, evidentemente lo riducevo ad un piacere personale, non alla bellezza assoluta (infatti ho specificato bene che mi riservo di ascoltare prima di dare un eventuale giudizio sulla bellezza di quel chorus). Quindi se conoscere le motivazioni del bello assoluto (o almeno quello comune ad una moltitudine di ascoltatori potenziali) fa diventare ricco e famoso, io modestamente chiedevo le motivazioni del bello personale tuo. Insomma, non ti ho chiesto perche' cio' che e' bello in assoluto e' bello in assoluto, che e' domanda che ha fortissime implicazioni filosofiche, oltre che tecniche, ma perche' cio' che ti piace ti piace. Mi pare molto piu' facile.

  66. allelimo dice:

    dario, sai com'è, gli sport nazionali di questo blog sono due: prendere per il culo allelimo e non essere d'accordo con quello che dice allelimo :)
    Comunque, mi spiace ma non lo so perchè una cosa mi piace e quell'altra no (cit. Caselli Caterina, "Casco d'oro"), e in ogni caso normalmente non sto a razionalizzare così tanto.
    Se mangio una carbonara, mi piace mangiare la carbonara. Non mi chiedo se mi piace il pecorino o il pecorino unito con la pancetta, e neppure mi chiedo perchè mi piace il pecorino o la pancetta.
    Come dici giustamente tu, mi piace la carbonara, tutto il resto sono razionalizzazioni che si fanno a posteriori, e che a me sinceramente non interessano più di tanto.
    Poi a volte provi a razionalizzare perchè vuoi scrivere un post per un blog, ma come hai visto qui sto scrivendo solo post "tecnici", in cui cerco di parlare degli aspetti di una canzone che normalmente vengono trascurati nelle "normali" recensioni musicali.
    Non capisco esattamente di quali motivazioni dovrei parlarti: non posso dirti perchè mi piace un accordo di do o uno di la (tra l'altro nemmeno io ho l'orecchio assoluto), ma potrei dirti perchè alcune progressioni di accordi suonano per me più interessanti di altre.
    Se vuoi scrivere tu perchè ti piacciono i Pink Floyd e "Money", magari capisco meglio cosa intendi.

  67. allelimo dice:

    SigurRos: questione di gusti, a me le recensioni che non ti fanno capire che musica c'è su un disco sembrano inutili.
    Ho letto per anni (su Rockerilla) recensioni immaginifiche la cui unica differenza era il titolo: per il resto, erano perfettamente intercambiabili tra qualsiasi genere e disco.
    Non sono recensioni, sono esercizi di stile del recensore che ci vuole far sapere quanto lui sia profondo e quanto sappia scrivere bene.
    Per me, l'esatto opposto di quello che deve essere una recensione.

  68. dario dice:

    Allelimo,
    incidentalmente mi ritrovo ad appartenere, in questa discussione, alla seconda categoria, cioe' quelli che, lungi dal volerti prendere per il culo, sono anche in disaccordo con quel che dici. Mi pare abbastanza legittimo.

    In particolare questo post parla della copertina del disco Meddle, che, per qualcuno, e' parte integrante dell'esperienza dell'ascolto del disco stesso. A me non fa lo stesso effetto di Silvano, foss'anche soltanto perche' quel disco, che pur mi piace molto, l'ho piu' ascoltato da una cassetta TDK registrata (ho comprato l'LP, ma per ragioni pratiche l'ho registrato e ascoltato su quel supporto).
    Viceversa nei miei primi commenti a questo post ho riportato la mia esperienza con The Wall (assimilabile a quella di Silvano con Meddle).

    Io sono d'accordo che e' difficile dire perche' una cosa che piace piace, e sarei pure d'accordo con te se dici che non sei affatto tenuto a darne una giustificazione. Penso che sia anche poco professionale per chi vuole dare un giudizio critico (il critico dovrebbe limitarsi a giudicare l'opera, non l'esperienza cognitiva di chi ne fruisce), ma penso pure che sia abbastanza lecito che qualcuno si cimenti a dare questa giustificazione, per quanto incompleta e superficiale possa risultare.
    Dire che l'esperienza di ascolto di The Wall e' strettamente legata ad un certo contesto, che per me e' fatto di tavernetta con luci psichedeliche, di compagna di classe con cui limonavo, di odore stantio di muffa mista a superalcolici, di cannoni rollati in compagnia, e si', di copertina dell'LP, con relativa sovracopertina e slide trasparente, del suo odore e della sua consistenza al tatto, oltre che delle immagini e dei testi stampati su di essa, be', dire questo non significa automaticamente snaturare la "bellezza" tecnica della musica su quel disco incisa (qualunque cosa quel sostantivo significhi).

    Non e' che la musica di quel disco non puo' essere "bella" (oh, a me piace, quindi lasciami dire che e' bella!) per qualcuno che non ha avuto esperienza delle mie psiche, delle poltroncine intrise di schifezze della mia tavernetta, e della copertina del disco (ad esempio una mia amica - che non e' quella con cui limonavo - e' cieca, e quindi non ha mai visto la copertina di The Wall, eppure quel disco le piace lo stesso!). Pero' la generica affermazione che l'esperienza singola sia condizionata indissolubilmente da tutte le esperienze che appartengono al contesto in cui quell'esperienza e' stata vissuta mi sembra molto plausibile.
    continua...

  69. dario dice:

    ...continua
    Faccio un esempio un po' piu' complicato che pero' forse puo' spiegare meglio quello che penso (che non e' verita' colata: e' solo una mia ipotesi).
    Uno degli aspetti che mi piacciono di Money e' l'originalita' del suo metro in sette quarti. Non e' che ho una conoscienza molto ampia come puo' essere quella di certi esperti di musica quali tu probabilmente sei, ma io lo trovo davvero stranissimo. Eppure trovo pure che il modo in cui vengono scanditi quei sette quarti e' del tutto naturale, ed appare quasi ovvio, salvo poi, ascoltandolo con attenzione, rendersi consapevoli di quel insolito sette.
    Sette non e' divisibile per quattro ne' per due... e' addirittura un numero primo, e quindi non e' possibile cadenzare il ritmo con movimenti corporei naturali. Non solo la danza, ma anche semplicemente il tamburellare di un ritmo sul tavolo con le dita secondo me ha qualcosa di istintivo e primordiale che credo che sia nato insieme alla musica... o forse, addirittura, viceversa, la musica e' nata dal riconoscimento istintivo di un ritmo - immagino l'uomo primitivo che riusciva meglio a sopportare la fatica della corsa se teneva il ritmo del battito dei suoi piedi sul terento.... ma sto divagando...
    O meglio, poiche' sette e' un numero primo, non e' possibile cadenzare il ritmo di Money altro che con sette battiti a misura. In altre parole il ritmo di Money, pur suggerendo (in me) una cadenza naturale, ad una attenta analisi e' del tutto innaturale, e proprio per questo tiene attiva l'attenzione sorprendendo. E siccome mi piace rimanere sorpreso, Money mi piace. Almeno limitatamente a questa caratteristica.

    E in questa descrizione ho fatto una analisi di Money simile alla tua di Tuesday Morning... ehm.. cioe'... l'oggetto dell'analisi e' diverso e sicuramente anche la competenza tecnica con cui e' fatta e' decisamente molto piu' umile della tua, cio che invece accomuna le due analisi e' che abbiamo entrambi discusso solo alcune caratteristiche tecniche del pezzo, che aiutano si' a descrivere il pezzo ma non aiutano per niente a descrivere l'esperienza del piacere provato nell'ascoltarlo - la trascendenza estetica.

    Ma se scaviamo un pochino in piu' nel profondo, notiamo che le due caratteristiche che ti ho citato per le quali mi piace il ritmo di Money (cioe' che e' un metro insolito ed innaturale, e che appare purtuttavia un tempo ovvio e quasi banale), sono apprezzabili soltanto in considerazione del substrato culturale ed esperienziale dell'ascoltatore.
    Un ritmo in sette quarti e' insolito perche' la stragrande maggioranza di altre canzoni qui nemmeno citate hanno schemi diversi, perlopiu' in 2/4, 3/4, 4/4 eccetera. Se una grande quantita' delle volte che ascolto un pezzo a caso alla radio si trattasse di un brano in 7/4, allora il metro di Money non sarebbe affatto insolito.
    continua...

  70. dario dice:

    ...continua
    Credo che dipenda proprio dal fatto che abbiamo, tendenzialmente, due gambe, e quindi riusciamo a cadenzare tutti i ritmi divisibili per due perche' riusciamo ad assimilarli al ritmo ancestrale e istintivo della nostra camminata. Se poi, elaborando quella camminata facciamo un saltello ogni due passi, e quindi spostiamo il peso da una gamba all'altra (capita quando si sale una scalinata dai gradini un po' lunghi, che risulti stancante fare due passi per gradino, perche' si sale sempre col destro e si riposa sempre col sinistro o viceversa, per cui e' utile, ogni tanto, fare un saltello per invertire il passo), otteniamo un primo abbozzo di danza, quello che da' il ritmo al valzer, per intenderci, e quindi definisce tutti i metri divisibili per 3.
    Sette quarti invece supera sia gli schemi a 2 sia quelli a 3, e pertanto non e' largamente utilizzato nella musica. Di conseguenza Money ha un tempo insolito.
    Questa e' una giustificazione che do' io (e non pretende di essere verita' colata) riguardo all'originalita' del 7/4.
    Viceversa non ho giustificazione alcuna sul perche' invece l'ascolto di questo ritmo cosi' insolito mi appaia invece naturale e quasi ovvio, ma, senza stare ad indagare oltre, evidentemente "naturale" e "ovvio" sono caratteristiche anch'esse definibili soltanto in relazione al contesto.


    In altre parole il ritmo di Money mi piace perche' e' originale e naturale allo stesso tempo, ma le motivazioni per cui e' originale e quelle per cui e' naturale sono dirette conseguenze del mio vissuto, o in altre parole del contesto in cui ho ascolto quella canzone. Dipendono dal fatto che ho due gambe, che ho provato a salire una scala con i gradini un po' lunghi, ed ho fatto il saltello per cambiare appoggio, dal fatto che so che cos'e' un valzer e dalla mia esperienza di ascolto di una moltitudine di canzoni con ritmi piu' "quadrati".
    In questo caso la bellezza del dipinto dipende eccome dalla cornice.
    Credo che la stessa cosa valga anche per Silvano e la copertina di Meddle.

    Ora, uno si puo' chiedere, ma come diavolo e' mai possibile che un unico pezzo piaccia (o non piaccia) a tante persone se quel piacere e' definito, oltre che dalla struttura del pezzo, dall'esperienza, dalla cultura e dal contesto in cui ciascuna persona si presta all'ascolto? Addirittura, com'e' possibile che un'unica persona, ascoltando, in tempi diversi, due volte lo stesso pezzo, ne dia lo stesso giudizio estetico nonostante il fatto che le due volte l'ascolto avvenga in contesti diversi?
    Bella questione mi poni!
    continua...

  71. dario dice:

    ...continua
    La risposta che abbozzo e' che e' vero, siamo tutti diversi. Ma l'uomo, per natura, e' un animale sociale, e quindi, tanto per cominciare, tende a farsi influenzare dal giudizio degli altri. Oh, io non parlo di fenomeni di massa condizionati da propaganda mediatica, ma di valori comuni che vengono accettati e quindi catalogati nella morale individuale perche' giustificati dall'esigenza di ciascun uomo di appartenere al gruppo.
    Estremizzando, per me e' sbagliato uccidere, ad esempio, perche' il gruppo a cui appartengo ha codificato una disciplina morale "collettiva" secondo cui e' sbagliato uccidere, ed istintivamente io apprendo quella legge morale e la faccio mia. Per divagare un po' (visto che e' una mia specialita'), io non credo che l'individuo debba rispondere ad una morale collettiva. Credo che le leggi dello stato debbano essere rispettate per convenienza sociale, non per convinzione personale, e credo anche che le leggi siano modellate secondo una morale collettiva (sarebbe assurdo il contrario). Ma credo anche che ognuno debba rispondere in coscienza solo a se stesso, cioe' che la morale, quella che conta, e' quella individuale, e non quella collettiva. Tuttavia sono convinto che la morale individuale si formi in base alla cultura e all'esperienza, che sono fenomeni sociali. E poiche' cultura ed esperienza appartengono alla moltitudine sociale, finisce che le morali individuali di tutti i singoli individui della moltitudine sono molto simili. E cio' che prima definivo morale collettiva sia proprio la summa di tutte le simili morali individuali.
    E la morale, che definisce cio' che e' giusto e cio' che e' sbagliato, e' strettamente legata all'estetica, che definisce cio' che e' bello e cio' che e' brutto. E queste due discipline determinano le attivita' e le cose, dalla vita quotidiana alle forme d'arte.
    In altre parole, proprio perche' l'uomo e' un animale sociale, le esperienze cognitive particolari di ciascuno sono pur diverse, ma molto simili.
    Tra l'altro il sistema di valori ed esperienze cognitive determinano anche i meccanismi di evoluzione dell'ambiente stesso in cui la societa', e di conseguenza l'individuo, vivono. In altre parole gli anni 80 dipendono strettamente da come sono stati gli anni 70.

    E cosi' Silvano ha una giustificazione nel parlare della copertina di Meddle. La descrive come esperienza personale che pero' presume (e secondo me a ragione) che si tratti di esperienza potenzialmente collettiva. In altre parole Silvano ha delle sensazioni che legano l'esperienza di ascolto di quel disco all'esperienza tattile, olfattiva e visiva della sua copertina. Descrive quelle sensazioni e si aspetta che altri ne abbiano avute di simili. Secondo me e' un punto di vista condivisibile, non ne convieni?

  72. silvano dice:

    Dario, perchè non tagli qualcosina, lo contestualizzi e lo pubblichi come in Sunday Morning? Ci sono degli spunti interessanti ed è un peccato che tutto quello che hai scritto rimanga sepolto in fondo a una montagna di commenti in un vecchio post. Devi solo accorciarlo un po'. Non credo ci sarebbero problemi a pubblicarlo (se Ale è d'accordo - ma credo lo sia senz'altro).
    Vedi un po' tu.
    ciao.

  73. silvano dice:

    Un titolo potrebbe essere "Perchè mi piace Money" oppure "Tra Meddle e Money" oppure ...be, dopo tutto quello che hai scritto un titolo lo trovi!
    ;-D

  74. dario dice:

    Mah... tendenzialmente mi pare una buona idea... solo che bisognerebbe rivedere tutto il malloppo e non so se ne ho il tempo e le energie ;-)

    Vediamo se ce la fo...

  75. silvano dice:

    Accidenti se hai avuto tempo e energie per scrivere quel Guerra e Pace, il lavoro di taglio e di qualche raccordo è una sciocchezza per te.

  76. Davvero Dario, prova :)

  77. allelimo dice:

    Per me non c'è nessun problema a pubblicare nulla, soprattutto perche Sunday Morning è un blog collettivo e nessuno decide cosa si può pubblicare qui, tantomeno io.
    dario, se vuoi, manda una mail attraverso la pagina "contatti", verrai aggiunto all'elenco degli autori e potrai pubblicare qualsiasi cosa tu desideri.
    Nel frattempo mi tengo la risposta sul 7/4 per il tuo eventuale futuro post... :)

  78. dario dice:

    uhm... cosi' mi scoraggi... mi distruggerai come uno scarafaggio sotto il piedone di un elefante...

  79. allelimo dice:

    O Dario, 'sto post? Stiamo aspettando tutti :)

  80. dario dice:

    Bah, la verve del momento sta sfumando. Tu piuttosto, sono sicuro che hai gia' pensato, se non scritto, un commento rappresaglia per distruggere il mio ragionamento.
    Non sprecarlo, postalo qui, che' io non so se scrivero' mai quel post

  81. allelimo dice:

    Commento rappresaglia per distruggere qualcosa, anche no.
    Ci sono un paio di punti del tuo ragionamento su cui non sono d'accordo, ma per l'amor di dio, lasciamo stare le cose così, non è una guerra... :)

  82. dario dice:

    :) la differenza tra una guerra e una discussione non e' nei contenuti, ma nelle armi che si usano

  83. dario dice:

    A parte gli scherzi, non ho molto tempo ed energie, quindi credo che lascero' cadere l'argomento

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